Arrestato a Viterbo boss della mafia turca: 18 persone in manette anche in Sicilia. Chi è Baris Boyun: contro di lui un attentato a Crotone

Boyun aveva fortemente rigettato le accuse, sostenendo di essere un perseguitato politico di origini curde, e di aver già chiesto la protezione internazionale all’Italia

Task force congiunta di forze dell’ordine italiane e interpol alle 4 di questa mattina ha fatto irruzione in un appartamento in via Cardinal G. Francesco di Gambara della frazione viterbese di Bagnaia, dove sembra stesse da tempo agli arresti domiciliari e piantonato, il presunto boss della mafia turca Baris Boyun, che intorno alle 5:30 è stato portato via dagli agenti per essere condotto presumibilmente a Milano.
Boyun, era stato arrestato nell’agosto del 2022 a Rimini, a seguito di un mandato di cattura internazionale emesso nei suoi confronti dal governo turco per le accuse di omicidio, minacce, lesioni, associazione a delinquere e violazione sulla legge sul possesso di armi.

Al momento del suo arresto, Boyun aveva fortemente rigettato le accuse, sostenendo di essere un perseguitato politico di origini curde, e di aver già chiesto la protezione internazionale all’Italia. In seguito, il presunto boss era stato al centro di querelle tra lo Stato italiano e quello turco che, ne aveva chiesto l’estradizione. Richiesta che era stata rigettata prima, dal tribunale di Bologna e in seguito dalla Corte di Cassazione. Il blitz a Bagnaia si inserisce in una grossa operazione condotta questa notte dalla Polizia, che ha portato all’arresto di circa 18 perone tra la Sicilia e la provincia di Viterbo.Baris Boyun nella notte tra il 18 e il 19 marzo, a Crotone, è rimasto ferito in un attentato in una palazzina di via Veneto, a pochi passi dal palazzo di giustizia, dove si trovava detenuto agli arresti domiciliari.

«Ho 300 uomini in carcere di cui almeno un centinaio ha anche la famiglia cui devo badare» diceva, intercettato lo scorso febbraio, Baris Boyun, il presunto capo della mafia turca smantellata stamani con un’operazione di Polizia e Gdf, coordinata dalla Dda di Milano. «La famiglia dei Sarallar è vicina al governo e riescono a comprare anche i giudici, sono potenti ed influenti con i loro deputati e i commissari – diceva ancora il 39enne -. Mentre noi siamo persone cresciute in strada. Per questo motivo ci guardano come se fossimo persone di terza, quarta classe, Alaattin Saral è mafioso ma allo stesso tempo è un imprenditore ed è in grado di pagare tangente e ottenere ciò che vuole». Il riferimento è al gruppo dei Saral, «rivale» a quello di Boyun e nei confronti del quale il presunto boss avrebbe portato avanti, con una strategia terroristica e militare, gran parte delle azioni di “vendetta» ricostruite nell’ordinanza del gip Crepaldi di oltre 100 pagine. Dalle intercettazioni risulta anche che Boyun e il suo gruppo riteneva la «permanenza in Italia» strettamente «legata alla richiesta di protezione avanzata allo Stato italiano».Proprio “la capacità di strumentalizzare le istituzioni per sfuggire a mandati di cattura internazionali o alla semplice espulsione, vantando presunte persecuzioni da parte del governo turco», scrive il gip, «conferma che, se lasciati in libertà, possano definitivamente sottrarsi alla giustizia». Boyun, si legge ancora, «recrimina sul diverso trattamento che lui e i suoi uomini hanno dal governo turco in confronto a quello riservato alle organizzazioni originarie del Mar Nero e medita evidentemente vendetta». Ozge Buyukkaplan, 37 anni, arrestata, in una conversazione «esortava il compagno a far intervenire ‘qualcuno di influentè, appartenente ai servizi segreti, per tirar fuori gli uomini arrestati». Diceva a Boyun: “se li hanno presi i servizi segreti deve mettere di mezzo qualcuno di influente per tirarli fuori».