《Anche Rende deve tornare presto al voto》

Iantorno, RendeSì: città unica o no, entro l'anno il commissariamento finisce e si devono aprire le urne a meno di un colpo di Stato...

E’ vero, il tempo è galantuomo!
La città unica incombe, ma noi auspichiamo che Rende possa tornare presto alle elezioni comunali e restituire la città alla democrazia. Ci sono pure le elezioni per il prossimo Consiglio Europeo che sembrano aver tutto sospeso in attesa di risultati e nuovi equilibri tra le forze in campo in una competizione particolarmente sentita. Nel caso specifico, come cittadini di Rende, dovremo dimostrare un grado di consapevolezza e di maturità cui non siamo riusciti nel recente passato a cominciare proprio dal voto europeo.
Per stare a Rende, confidiamo sempre nel lavoro dei Commissari Straordinari e stiamo osservando che procede l’opera di verifica, di bonifica e di ripristino della regolarità amministrativa in linea con l’orizzonte temporale previsto dalla legge.
L’attenzione resta ancora alta su alcune questioni in particolare, che riguardano le concessioni patrimoniali, gli appalti, la riorganizzazione aziendale interna mediante nuove assunzioni di personale dipendente e dirigente.
Questo fatto, se da un lato ci rinfranca in uno alle aspettative sui temi fondamentali della nostra città, dall’altro ci deve responsabilizzare e non poco proprio per l’impatto che le determinazioni in atto avranno sul nostro futuro.
Applaudiamo i Commissari per la saggia decisione appena assunta.
Ci riferiamo, ovviamente, al PSC che riteniamo, al pari di altri soggetti politici con i quali condividiamo il percorso anti-annessione per fusione imposta, viziato da illegittimità nel processo formativo, nel metodo deliberativo e nel merito documentale. Nel primo caso, a seguito della graduale fuoriuscita di autorevoli tecnici e professionisti prima ancora della redazione del documento preliminare così da delegittimare l’originaria aggiudicazione al gruppo di lavoro per evidente perdita dei requisiti a suo tempo messi a gara. Nel secondo caso, essendo atto di indirizzo politico fondamentale per importanza strategica del governo del territorio e rilevanza d’impatto economico e sociale di lungo periodo, non può essere approvato “in fretta e in furia” da un’amministrazione sub judice, da più tempo privata del Sindaco e di qualche altro componente, a distanza di pochi giorni dal provvedimento di scioglimento della stessa per infiltrazioni mafiose. Già questa constatazione è di per sé sufficiente a giustificarne la revoca. Nel terzo caso, danneggia il pubblico, perché determina un depauperamento del patrimonio comunale con il declassamento e comunque diversa destinazione urbanistica di asset immobiliari di enorme valore economico-finanziario e sociale, e lede il privato, perché sottrae diritti acquisiti e vanifica obbligazioni assunte da parte di cittadini ignari, disinformati e mai coinvolti in un processo di partecipazione attiva peraltro imposto per legge.
Ricordiamo che già in sede di discussione e approvazione, forzata, del documento preliminare, in tal senso risultano a suo tempo verbalizzate osservazioni importanti anche all’interno della stessa maggioranza ante 2019, erano state attenzionate queste stesse situazioni con l’impegno di affrontarle, approfondirle e correggerle in fase di predisposizione del definitivo, ma alla luce dei fatti poi verificatisi era tutto un bluff, come da prassi consolidata.
Restano gravi le evidenze in merito allo squilibrio sostanziale che siffatto piano produce per l’aspetto della concentrazione edificatoria e il conseguente effetto speculatorio a modificare radicalmente, sfregiare il disegno urbanistico della città. Così come indubbie sono la sottrazione al pubblico per favorire il privato (pochi e noti “eletti”), la sottrazione ai molti (piccoli) per dare ai pochi (grandi “elettori”), la mortificazione dei PAU che con questo PSC non hanno più alcuna ragione d’essere con ipotesi di indennizzo a favore dei proprietari e contestuale danno erariale.
C’è poi chi invece contava e puntava forte sul rispristino dell’efficacia della deliberazione consiliare last minute per rifinanziarsi, rivitalizzarsi e rigenerarsi. E’ andata male anche questa partita.
Anche in questo caso i fatti ci hanno dato ragione!
Possiamo concludere che questo atto di revoca restituisce dignità ai cittadini rendesi nel rispetto di un territorio le cui risorse, sociali, ambientali ed economiche, non possono essere mortificate da chicchesia, promotori della città unica compresi, ma solo convintamente valorizzate ad esclusivo beneficio della collettività.
Ci pare più che appropriato l’avviso ai “naviganti”: potrebbe essere l’ultima occasione e non possiamo più sbagliare.

RendeSì – Movimento politico-culturale