«La polemica con Corcioni è sbagliata, la sanità calabrese è al punto più basso»

Il componente della direzione nazionale Pd, Carlo Guccione: i livelli essenziali di assistenza sono a 125, mai così bassi. Siamo a livelli centroamericani proprio come Cuba e il presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza ha solo lanciato un allarme dal fronte…

«A mio avviso è sbagliata e conduce fuori strada la reazione di Roberto Occhiuto nei confronti del presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza Eugenio Corcioni. Il suo è un allarme da una postazione di rilievo in relazione a quello che accade nel sistema sanitario calabrese. Non è tipo da polemiche strumentali. La verità cruda è che la sanità di Calabria non registra alcun miglioramento, ad esser generosi. Perché in verità, e in diversi settori, si registra invece un vero e proprio peggioramento per come è emerso anche nel corso dell’ultimo tavolo interministeriale sul piano di rientro».
Così Carlo Guccione, componente la direzione nazionale del Pd. «Mi sarei aspettato – continua Guccione – che rispetto ai medici cubani che continuano a giungere in Calabria arrivasse più chiarezza da parte del presidente e commissario Occhiuto sull’idoneità e i titoli che sono necessari a svolgere delicate attività nei reparti dei nostri ospedali. Quanto detto non ha nulla a che vedere con improponibili preferenze etniche in corsia bensì con la correttezza delle prestazioni secondo le norme della sanità italiana. Molti sostengono, e non solo il presidente Corcioni, che i titoli di laurea in possesso dei medici cubani non permetterebbero di esercitare la professione di medico ospedaliero. In questi mesi ho più volte riscontrato criticità piuttosto delicate, come quella ad esempio di aver avuto modo di vedere video registrati in pronto soccorso a Cosenza nei quali il medico cubano usa il traduttore di Google per i referti dei pazienti. Capite bene, e non bisogna per forza essere esperti, quanto sia delicata la vicenda. Per non dire delle difficoltà a interloquire con i pazienti in postazioni di frontiera come in pronto soccorso. E poi la non conoscenza dell’utilizzo dei mezzi tecnologici in uso in Italia, si registrano molte difficoltà.
Difendere a oltranza l’arrivo dei medici cubani appare più un tentativo di non discutere, con tecniche di distrazione di massa, sul fatto che nessun miglioramento in questi ultimi 2 anni si è registrato nel sistema sanitario calabrese. Il dato evidente è che i livelli essenziali di assistenza, i Lea, sono a 125 come certificato dal tavolo interministeriale. Il punto più basso mai registrato. Un altro aspetto sono in posti letto fantasma negli ospedali della nostra regione. All’hub Annunziata di Cosenza i posti letto previsti dal Dca 64 del 2016 sono 709, dopo 8 anni i posti letto realmente attivi sono 425. Ne mancano 284. All’ospedale spoke di Castrovillari lo stesso Dca ne prevedeva 223, dopo 8 anni quelli realmente attivi sono 91, ne mancano 132.
All’Inrca di Cosenza su 59 posti previsti ne sono effettivamente aperti 49, siamo quasi al 20% in meno, e 9 di questi sono stati aperti la scorsa settimana con un ritardo di 8 anni. I posti letto accreditati in questi 3 ospedali sono 991, sulla carta. Realmente attivi sono 565, ne mancano 426. Cioè a dire che il 43% dei posti letto previsti non è attivo ma è fantasma. Non c’è, ma figura sulla carta».
«Vi è quanto basta – conclude Guccione – per affermare che la sanità di Calabria avrebbe ben altro di cui occuparsi riaspetto alla celebrazione dell’arrivo dei medici cubani. Sarebbe necessario uno sforzo collettivo per fare uscire la Calabria da uno stato che, come detto dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, registra per un calabrese meno possibilità di sopravvivere ad un tumore rispetto ad un cittadino del Nord del Paese».