I giochi d’acqua di Kratos e Vallecrati

Dal 2012 ad oggi 37 milioni di euro destinati a potenziare l’adeguamento tecnologico dell’impianto di depurazione consortile dell’area Cosenza-Rende. Ma i lavori non sono mai partiti. Che fine hanno fatto i 37 milioni? Ne ha beneficiato il consorzio o il socio privato del project?

L’Italia è sotto infrazione comunitaria per la cattiva depurazione e ogni anno deve pagare una multa salatissima (centinaia di milioni di euro) fintanto che non risolve le sue criticità in materia di depurazione tra cui anche l’impianto consortile di Coda di Volpe del Comune di Rende.
Si badi bene che 12 anni fa, attraverso la delibera Cipe 60 del 2012, è stato finanziato un project financing di 37 milioni di euro per aumentare la capacità di depurazione dell’impianto del consorzio Valle Crati che doveva tra l’altro garantire la risoluzione per uscire il Paese fuori dal perimetro dell’infrazione comunitaria. Addirittura, come succede in Calabria, si era annunciato l’avvio dei lavori il primo settembre del 2021. A farlo l’amministratore della società consortile Kratos Alfonso Gallo, socio privato, il presidente del consorzio Valle Crati Maximiliano Granata e l’allora sindaco di Rende Marcello Manna in qualità di presidente della società idrica Calabria. Non solo non si sono spese le risorse e non si è ammodernato il sistema ma le aziende che usufruiscono dello scarico industriale della depurazione rischiano di compromettere i piani di sviluppo delle proprie aziende perché impossibilitati ad avere l’autorizzazione a sversare la maggiore produzione industriale dovuta agli investimenti perché l’attuale impianto di depurazione non è in grado di adempiere adeguatamente allo smaltimento.
A chi ha giovato tutta questa situazione? Certamente non alle aziende che sono nella zona industriale di Rende e di Zumpano che ogni giorno rischiano di essere chiuse per mancanza di autorizzazione a poter utilizzare l’impianto di depurazione visto il suo stato fatiscente e tecnologicamente obsoleto. È da capire il ruolo del socio privato Kratos di Alfonso Gallo che zitto zitto, per 12 anni, non ha detto una parola sul mancato avvio dei lavori. Perché il silenzio? La presenza del socio privato è intimamente legata all’avvio e all’esecuzione dei lavori, del progetto. In assenza di lavori, peraltro resi necessari dalle sanzioni comunitarie, quale è stato fin qui il ruolo del socio privato?
Kratos, attuatore dei lavori esterni di manutenzione sulla rete, ha forse preferito gestire questa attività piuttosto che specializzarsi anche nella realizzazione della mission, del project da 37 milioni di euro? Qualcosa in più potrebbe saperne il dottor Arcangelo Paoletti, noto negli ambienti per i decibel nelle stanze. Voce alta e austera anche quando non servirebbe. È lui il responsabile dei lavori esterni di manutenzione sulla rete di Kratos, l’unica attività fin qui svolta dal socio privato. Perché a Kratos è convenuto fin qui far solo questo? Ma a questo punto, tra gestione esterna della rete, project, annunciazioni e (in foto) spumante stappato viene da chiedersi: ci sono ancora i 37 milioni che servivano e servono per l’ammodernamento tecnologico degli impianti e della rete? Chissà.
Una cosa è certa, ovunque siano i 37 milioni. Ora non bastano più perché tra aumento delle materie prima e aumento delle spese energetiche da una nostra stima ne occorrerebbero il 35% in più, tra finanziamento pubblico e la quota del socio privato. Circa 10 milioni in più.
Tra Roberto Occhiuto, presidente di Regione, e il nuovo sub commissario nazionale alla depurazione (e suo amico) Tonino Daffinà, c’è da metter mano al portafogli e tirare fuori 10 milioni per l’ammodernamento della rete dell’area urbana Cosenza-Rende-Montalto. Oppure ne devono tirare fuori addirittura 45..?

I.T.C.