Disastro ambientale a Reggio, scoperte oltre 5mila tonnellate di rifiuti speciali: arrestato un imprenditore

L'azienda, in assenza delle previste concessioni e autorizzazioni ambientali, ha ricevuto e trasportato abusivamente all’interno del proprio cantiere ingenti quantitativi di materiale edile

I carabinieri della compagnia di Reggio Calabria, in esecuzione di un’ordinanza del Gip Angela Mennella richiesta dalla Procura della Repubblica diretta da Giovanni Bombardieri, hanno tratto in arresto, con assegnazione ai domiciliari, l’imprenditore edile Bruno Crucitti, 65 anni, di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione contro l’inquinamento del torrente Valanidi di stamane. Le persone denunciate sono Francesco e Daniele Crucitti, rispettivamente, di 48 e 46 anni, Edoardo Belfiore, 57 anni, e Giovanni Vittoriano Salvatore, 59 anni. L’accusa a vario titolo è di avere costituito un’associazione finalizzata al traffico di rifiuti, disastro e inquinamento ambientale, gestione non autorizzata di rifiuti speciali, occupazione abusiva di suolo demaniale, nel caso specifico, una parte del torrente Valanidi, che sfocia a sud del centro abitato di Reggio Calabria. Le indagini dei carabinieri evidenziano «l’inaudita gravità dei delitti commessi, connotati da danni di irreparabile pregiudizio per l’equilibrio ambientale del sito in questione», sottolineando «la spiccata pericolosità degli indagati, la cui spregiudicatezza è stata tale da agire esclusivamente in piena mattinata».L’inchiesta avrebbe consentito di verificare che la ‘Crucitti group srl’ operasse in assenza delle concessioni e autorizzazioni ambientali, «riceveva e trasportava abusivamente all’interno del proprio cantiere – anche mediante false attestazioni – ingenti quantitativi di inerti, provenienti da attività edili di terzi, così da ottenere illeciti profitti, eludendo la prevista tracciabilità dell’origine, natura e destinazione».

Secondo gli inquirenti, nel cantiere ubicato nel greto del ‘Valanidi’, venivano sversate nel tempo circa cinquemila tonnellate di inerti e fanghi, provenienti dalle numerose attività edili di tutta Reggio Calabria. Gli indagati, affermano gli inquirenti, avevano realizzato numerose discariche a cielo aperto collocate nell’alveo del fiume per circa un chilometro, sottraendo anche pietrisco da destinare al confezionamento di cemento armato, «cagionando in tal modo un forte pregiudizio al naturale decorso delle acque». Nell’ambito della stessa attività investigativa è stato operato il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale, comprensivo di conti correnti e quote sociali, autocarri, mezzi d’opera ed autovetture di lusso. Il torrente ‘Valanidì, storicamente, è uno dei bacini naturali più pericolosi della provincia di Reggio Calabria, a rischio permanente di esondazione. Nella notte del 22 ottobre del 1953, un’ondata di piena, a causa delle piogge, proveniente dall’Aspromonte, distrusse centinaia di case lungo gli argini della fiumara, inghiottendo 43 persone.«In Calabria i criminali che inquinano e distruggono il nostro ambiente vengono combattuti da tutte le istituzioni e dai cittadini perbene, che sono la stragrande maggioranza della popolazione e che vogliono vivere in un territorio sano e pulito». Lo afferma in un una nota il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. «Ringrazio i carabinieri – aggiunge Occhiuto – che questa mattina, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria, hanno arrestato una persona all’apice di un’organizzazione che, gestendo un traffico illecito di rifiuti, avrebbe sversato oltre cinquemila tonnellate di rifiuti speciali nel torrente Valanidi, uno dei corsi d’acqua che attraversano Reggio. Pene severe e tolleranza zero contro questi delinquenti».