《Il referendum per la città unica diventi vincolante》

Retroscena sul documento del comitato nazionale per le fusioni dei Comuni che ammonisce la Regione: serve il parere della maggioranza dei cittadini di ogni municipio

Si complica e non poco l’itinerario anche culturale, per non dire politico, in direzione della città unica Cosenza, Rende e Castrolibero. Paradossalmente il percorso legislativo per “coercizione” in consiglio regionale non pare incontrare ostacoli e tuttavia, l’annessione per legge sottoforma di fusione a 3, ogni giorno conosce nuovi problemi sul versante del sentiment culturale e politico. Al netto dei sindaci “portatili” e “versatili”, che cambiano opinione in relazione all’approdo politico del momento, è in particolar modo l’intervento del coordinamento nazionale di fusione dei Comuni a dire la sua in merito. Con tanto di avvertimento e di proposta. Il referendum popolare sia vincolante all’esito Comune per Comune. E questo anche se la legge in consiglio regionale nascerà costipando invece il referendum stesso solo sul versante consultivo.
Il coordinamento nazionale (Fccn) ha quindi stilato un documento in cui le Regioni sono invitate a rendere il referendum vincolante. Nell’ultimo decennio l’associazione ha seguito e supportato oltre 140 processi di fusione in tutta Italia.
Nello specifico la proposta, che sarà ufficializzata a breve, prevede che l’esito della votazione del requisito referendario si intende favorevole quando, in ciascuno dei Comuni interessati, il voto favorevole ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi. L’obiettivo è di mettere una pezza a quello che alla lunga rischia di essere un deficit democratico. Un appello alle Regioni che ha il retrogusto della provocazione, per certi versi.
《Non credo si debba rimediare a un vulnus normativo più che altro è una questione di buon senso e di responsabilità istituzionale», ha spiegato Antonello Barbieri presidente del Fccn. «Alcune Regioni hanno già previsto di rendere vincolante il referendum procedendo nell’iter della fusione solo in presenza di una maggioranza di voti favorevoli in ogni singolo Comune. Con questi accorgimenti si andrebbe a ridimensionare il potere delle Regioni che nei processi di fusione rischia di essere eccessivo. Ovviamente bisogna partire dal presupposto che il referendum consultivo non costituisce un blitz o una forzatura antidemocratica. Le Regioni ricorrono legittimamente a uno strumento previsto dalla legge, il problema è a monte ed è lì che bisognerebbe intervenire», aggiunge Barbieri.
«La nostra proposta ha ovviamente una valenza nazionale ma è chiaro che la possibile fusione dei Comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero fornisce alla Calabria il carattere dell’attualità e della contingenza», evidenzia il presidente del Fccn.
Quest’ultimo nei mesi scorsi ha pesantemente stigmatizzato «il metodo» portato avanti dalla Regione nel processo per la realizzazione della città unica prendendo una posizione contro la proposta di legge. «Nel caso calabrese la Regione potrebbe modificare la legge sulle fusioni, così come ha fatto lo scorso anno esautorando di fatto i Consigli comunali nel processo di fusione tra non poche polemiche, introducendo la novità del referendum vincolante», spiega Barbieri. Focus poi sulla necessità di coordinare e unificare i servizi prima di procedere alla fusione. «Si eviterebbe un salto nel buio, sarebbe un passaggio propedeutico alla fusione. Una fase “preparatoria” per i Comuni e i cittadini. In Italia esistono già gli strumenti per scongiurare una “fusione a freddo” ma non vengono adoperati».
Il coordinamento nazionale nella proposta chiede anche alle Regioni di cristallizzare il Piano regionale delle fusioni che in molti casi non risulta avviato. «Sarebbe molto importante, si farebbe una ricognizione dei territori per constatare i Comuni che si trovano sotto la soglia di efficienza dei servizi. Si accerterebbe che esistono cittadini discriminati a causa degli Enti che non hanno la forza e la capacità di incidere. In quel caso la Regione potrebbe suggerire quindi la fusione per superare queste criticità garantendo degli incentivi, come ad esempio una premialità sui bandi di gara».