Trattamenti disumani nel carcere di Parma al reggino Antonio Libri: la Cedu condanna l’Italia

Il detenuto reggino sta scontando l’ergastolo nella casa circondariale della città emiliana. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato dagli avvocati Cianferoni e Campagnolo

L’ergastolano Antonio Libri sarebbe stato trattato in modo inumano dalla giustizia italiana. Lo ha stabilito la Corte europea del diritti dell’uomo (Cedu) che, nel merito, accusa il nostro Paese di avere violato l’articolo 3 della Convezione dei diritti dell’uomo (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti). Antonio Libri, difeso dagli avvocati Luca Cianferoni e Mara Campagnolo, è ristretto da anni nel carcere di Parma dove sta scontando una condanna definitiva per associazione mafiosa e una serie di altri reati, è affetto da gravi problemi di salute, tra cui osteoporosi grave con collassi vertebrali multipli e fibromialgia. Per questo motivo è stato riconosciuto disabile al 100% e ha soffre di mobilita limitata agli arti inferiori. I problemi di salute di Libri sono iniziati all’inizio del 2017 quando, mentre era detenuto nel carcere romani di Rebibbia, ha iniziato ad avere difficoltà motorie e aveva presentato una richiesta di sostituzione della detenzione in carcere con quella domiciliare da scontare in una struttura sanitaria. In quello stesso anno, Antonio Libri era stato trasferito al carcere di Milano su decisione del Tribunale di sorveglianda di Roma. Quest’ultimo, per valutare la richiesta del detenuto, aveva nominato un perito per valutare il suo stato di salute. Dalla perizia era emerso che, nonostante Libri fosse compatibile con il regime carcerario, aveva bisogno di effettuare fisioterapia consigliando il suo trasferimento a Milano. Cosa che avvenne alla fine di ottobre 2017. Il quel periodo, i medici gli consigliarono fisioterapia, un deambulatore e una sedia a rotelle