Ndrangheta in Emilia, la cosca Grande Aracri di Cutro: le accuse reggono per tre

I giudici di Bologna hanno assolto quattro imputati, prosciolto un quinto

Hanno retto solamente per tre imputati le accuse contestate nel processo di secondo grado bis scaturito dall’inchiesta “Aemilia” della Dda di Bologna sui “tentacoli” della cosca Grande Aracri di Cutro in Emilia. Ieri, infatti, la Corte d’appello felsinea presieduta da Laura Sola ha comminato tre condanne (di cui due ridotte e una confermata) per poi assolvere altri quattro persone e prosciogliere un quinto accusato per prescrizione.
Il procedimento che s’è definito a Bologna è scaturito dalla decisione della Cassazione del 7 maggio 2022 che – nel rendere definitive 74 pene – aveva annullato con rinvio le otto condanne che erano state inflitte nel primo giudizio d’appello del 17 dicembre 2020. E così, sono state ribadite le contestazioni addebitate, a vario titolo, agli imputati di associazione mafiosa, truffa, usura e impiego di capitali illeciti, quest’ultimi reati aggravati dal metodo mafioso. L’operazione “Aemilia”, scattata il 28 gennaio 2015 con 117 arresti, disarticolò il «massiccio» insediamento ‘ndrangheta in Emilia della cosca Grande Aracri di Cutro e il suo radicamento nella provincia di Reggio Emilia, ma anche a Modena, Parma e Piacenza fino ad arrivare alla bassa Lombardia.