Se questa è una mensa (dentro un ospedale…)

Il caso delle condizioni in cui versa la cucina dell'Annunziata, il presidio hub della provincia di Cosenza

Una cumulo di cassette vuote come “affaccio” e non certo per prendere una boccata d’aria. Umidità grondante e consolidata ad “abbracciare” fili della corrente. Latticini (più o meno) freschi poggiati per terra rattrappiti in improvvisati contenitori, nelle more tra un pasto e l’altro. Pentoloni ad alimentazione ossidata e a “cuore aperto”, con trasmissione di gas versione old style, poco più d’una scampagnata ferragostana all’aperto.
Benvenuti nella “pancia” dell’ospedale hub della provincia di Cosenza, per tutti e da sempre l’Annunziata.
Il “dipinto” da girone dantesco ha a che fare con il perimetro dove si fa da mangiare per i degenti, se non siamo all’ossigeno e alle medicine poco ci manca in termini di importanza in un ospedale. Della serie, se non ora quando a proposito di sicurezza e salubrità di igiene. Ma il “convento” passa questo e di questi tempi anche perché del tutto non irrilevante è l’intero armanentario che vi sta alla base della vicenda. A partire, manco a dirlo, proprio dalla rilevanza dell’Annunziata stessa, hub dall’utenza quotidiana imponente. Eppure, a meno che il dipinto da girone dantesco non è drasticamente mutato e in meglio negli ultimi giorni e nelle ultime ore, questa è.
Non irrilevante poi sono protagonisti e (breve) storia della faccenda. Con un appalto e una relativa assegnazione che vanno piuttosto indietro nel calendario con tanto di subentro definitivo.
Siamo nel giugno del 2017, la mensa dell’Annunziata di Cosenza è gestita da una Rti (raggruppamento temporaneo d’impresa, lotto numero 3, Sua Calabria) composta da un mandatario (Cardamone Group srl) e da un mandante (La Cascina global service srl). Inciampi antimafia e relativi provvedimenti estromettono poi la Cardamone Group dal proseguio dell’affidamento in Rti per cui, e siamo al giugno del 2017, l’azienda ospedaliera certifica la consumazione del tempo trascorso nelle more e affida in “solitudine” l’appalto, così come previsto dalla legge e dalla normativa in materia, all’altra società del raggruppamento, e cioè La Cascina.

Un colosso, giusto per la cronaca. Che da allora e fino ad oggi è titolare dell’affidamento per la gestione della mensa dell’Annunziata di Cosenza. Per la verità l’appalto conosceva, almeno sulla carta, una sua originaria scadenza, il 31 maggio del 2021. Ma da allora e fino ad oggi, a quanto risulta, s’è proceduto in proroga evidentemente perché essenziale si ritiene il servizio da non sospendere nelle more dell’impianto di una nuova gara. Che però latita da 2 anni e mezzo.
Ma ai degenti e ai congiunti e parenti dei degenti poco importa, con ogni probabilità, chi è che accende i fornelli al mattino presto. E come li accende. Importa, immaginiamo, che a seguito di controlli e audit interni ed esterni il tutto risulti standardizzato secondo i più classici canoni di sicurezza e igiene in materia di ristorazione (per altro sanitaria…). Il girone dantesto “dipinto” invece, a meno che le cose non siano miracolosamente cambiate e in meglio nelle ultime ore, minaccia tutt’altro purtroppo. A dispetto dei numeri e delle griffe che si porta dietro a partire dall’Annunziata e dal blasone dell’azienda che gestisce la ristorazione, per altro pare con ottimi e apprezzati risultati all’interno dell’Unical. Migliori performance tra gli studenti rispetto ai letti d’ospedale? Chissà, chi può dirlo. Se fosse vero l’ospedale hub più grande di Calabria, in “comunione”, rischia di meritare di più. Una sorta di “liberazione”…

I.T.