Coldiretti, giornata del suolo: in Calabria 78 ettari cementificati nel 2022 il 67% tolti all’agricoltura

Da dieci anni nei cassetti del Parlamento la legge contro l’indiscriminato consumo di suolo

Evitare il consumo indiscriminato di suolo significa contrasto alla desertificazione attraverso pratiche agronomiche ad alta sostenibilità ambientale, che servono a recuperare la capacità naturale del terreno nell’assorbire e trattenere l’acqua, con un indubbio beneficio per la prevenzione del rischio idrogeologico. Questo quanto afferma Coldiretti Calabria in occasione della Giornata mondiale del suolo indetta dalle Nazioni Unite che si celebra il 5 dicembre, sulla base dell’ultimo rapporto Ispra. Si tratta di un processo che prosegue ininterrottamente da decenni con il risultato che a causa della cementificazione e dell’abbandono, secondo Coldiretti, si è perso quasi 1 terreno agricolo su 3 nell’ultimo mezzo secolo con la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) che in Calabria (Dati Istat) nel 1982 era di 721.775 ettari, oggi siamo a 543.253 ettari con una diminuzione in quarant’anni di 178.522 ettari: 11,7% della superficie complessiva della Calabria. E questo ribadisce Coldiretti ha effetti sulla tenuta idrogeologica del territorio, sul deficit produttivo e la dipendenza agroalimentare dall’estero. Per effetto delle coperture artificiali il suolo – continua la Coldiretti – non riesce a garantire l’infiltrazione di acqua piovana che scorre in superficie aumentando la pericolosità idraulica del territorio nazionale. L’effetto – precisa la Coldiretti – è che quasi la totalità dei comuni calabresi hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico per frane ed alluvioni anche a causa del cambiamento climatico accentua il depauperamento organico dei suoli: un problema che ha conseguenze non solo sulla produzione agricola, ma su molteplici aspetti quali appunto la sicurezza idraulica e la perdita di biodiversità.. Occorre – annota Coldiretti – accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo che giace da dieci anni in Parlamento e che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio. Basta quindi sottrarre terreno fertile all’agricoltura che lascia in eredità suolo incolto, asfalto, capannoni abbandonati con le relative conseguenze. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico. Non dobbiamo dimenticare che il consumo di suolo – conclude l’organizzazione agricola – ha effetti rilevanti dal punto di vista economico, occupazionale, ma anche ambientale.