«Politica e ‘ndrangheta si sono “abbracciati”…»

Usa questa metafora "equidistante" il procuratore capo Gratteri in conferenza stampa a Catanzaro. Gli inquirenti: alcuni ex amministratori non hanno ricevuto misure cautelari solo perché non ricoprono oggi come oggi cariche pubbliche

«Se è stata più la cosca di Papanice a cercare la politica e non il contrario? Diciamo che si sono “abbracciati”…». Metafora “equidistante” e in movimento quella usata dal procuratore capo di Catanzaro Gratteri a corollario della conferenza stampa che ha illustrato i dettagli dell’operazione delle prime luci dell’alba. «Tutto di serie A in questa operazione» ha continuano Gratteri. A partire dalla cosca Megna di Papanice passando inevitabilmente per “l’abbraccio” con la regnanza dell’epoca, «tutti gli appalti del Crotonese dal 2014 al 2020 sono nati e gestiti con spregiudicatezza nell’ambito di questo accordo criminoso».

Appalti quindi. Concessioni, assegnazioni, indicazioni e suggerimenti professionali. Un “contratto”, un accordo tra il livello politico e imprenditoriale con quello propriamente criminale e dominante in zona e all’epoca. E quindi gestione delle discariche, degli enti di sviluppo territoriale, le partecipate del Comune di Crotone, la viabilità di competenza della Provincia di Crotone. e poi Aterp e Asp di pertinenza della Regione con “affaccio” sul Crotonese. Un presunto patto di ferro al punto che «se oggi solo per alcuni politici ed ex amministratori sono scattate le misure cautelari è solo perché altri non ricoprono cariche pubbliche in questo momento». In caso contrario quindi, così come lasciano intendere gli inquirenti ai tavolo della conferenza stampa, sarebbero scattate le richieste di custodia cautelare anche perché «il gip ha sostanzialmente confermato in toto l’impianto accusatorio della Dda».

Livello criminale dei Megna, quindi. E livello politico imprenditoriale che in presunto accordo con i Megna di Papanice avrebbe organizzato almeno 6 anni di gestione del potere «sempre finalizzato allo scambio. Affari e appalti e nomine per il crimine organizzato e voti per il livello politico. Per qualsiasi competizione elettorale nell’ambito del tempo considerato dall’indagine».

Fino al suo epilogo, almeno secondo la Dda e il gip. Oliverio avrebbe organizzato la sua “resistenza” e la sua ricandidatura a partire da Crotone con Enzo Sculco in nome e per conto della candidatura di Flora. Da qui, secondo gli inquirenti e secondo intercettazioni ambientali e fotografiche, una serie interminabile di riunioni anche in Cittadella. Riunioni nelle quali il “patto” avrebbe organizzato nomine negli anti, assunzioni nelle strutture regionali e sub regionali, appalti e incarichi nel comprensorio del Crotonese fino a configurare un robusto tornaconto elettorale per Flora Sculco e per Mario Oliverio (che poi non si è ricandidato).

Gli incontri si sarebbero svolti tra il 2017 e il 2018. Sculco avrebbe convogliato «un consistente pacchetto di voti da attingere dal proprio bacino elettorale, in occasione delle elezioni regionali da effettuarsi tra il 2019/2020, in cambio dell’appoggio della candidatura di Flora Sculco, figlia di Vincenzo, che si sarebbe candidata quale consigliere regionale; allo stesso modo, Sebastiano Romeo, consigliere regionale di Reggio Calabria avrebbe anch’egli sostenuto Oliverio».

L’accordo avrebbe comportato «al di là dell’apparentamento politico, la commissione di una sequela indeterminata di reati (…) funzionali ad accrescere ii peso specifico elettorale, attraverso incarichi fiduciari, nomine e assunzioni, di matrice esclusivamente clientelare, in enti pubblici, nella prospettiva di ottenere ii voto, nonché affidando appalti anche a imprese i cui titolari avrebbero assicurato l’appoggio elettorale».

Sono 15 le persone indagate in questo filone: Nicola Adamo, Mario Oliverio, Enzo Sculco, Giancarlo Devono, Sebi Romeo, Francesco Salvatore Bennardo, Giuseppe Germinara, Ernesto Iannone, Ambrogio Maschera, Nicola Santilli, Pietro Vrenna, Nicodemo Parrilla, Francesco Masciari, Artemio Laratta e Giovanni Mazzei.
Nel patto sarebbe stata prevista l’individuazione di dirigenti «graditi» al gruppo, come Germinara, «designato, con incarico fiduciario, al settore Lavori pubblici, con decreto sindacale del 31 luglio 2017, su indicazione di Sculco, nonostante ci fosse una regolare vincitrice di concorso; di Teresa Sperlì, segnalata da Sculco al sindaco Ugo Pugliese, che la nominava, dopo una procedura comparativa, cui aveva partecipato anche Germinara, a Dirigente del Settore VI del comune di Crotone». Sarebbero stati condizionati anche appalti pubblici, «attraverso affidamenti illeciti a imprese gradite a Enzo Sculco e Giancarlo Devona, assicurati da Germinara, in particolare alla Croton Scavi Srl, alla 2C Costruzioni, impresa questa ultima gradita al solo Enzo Sculco, alla Allpoin srl, impresa gradita a Sculco e a Iannone Ernesto e i cui titolari avrebbero promesso ii voto in favore di Flora Sculco». E poi ancora incarichi «a soggetti graditi a Devono e Sculco» e individuazione di direttori generali graditi all’ex consigliere regionale e patron dei Democratici finito oggi ai domiciliari.
Anche Aterp e Asp sarebbero state coinvolte dalla penetrazione del gruppo. All’Aterp «Mario Oliverio, Giancarlo Devono ed Enzo Sculco» avrebbero inciso «sulla designazione di Ambrogio Mascherpa, persona di fiducia di Mario Oliverio e in precedenza commissario straordinario dell’ente». Vi sarebbe stata, poi, l’indicazione «da parte di Adamo, Sculco, Oliverio, Romeo e Devona, di professionisti, loro graditi, per l’espletamento di incarichi per conto di Aterp, quale quello relativo all’accatastamento di immobili di edilizia popolari nell’area crotonese, tra cui Antonio Megna, che, successivamente alla sua nomina, avrebbe fatto la campagna elettorale per Flora Sculco nel mese di gennaio 2020».
Negli uffici dell’Azienda sanitaria provinciale, il “sistema” si sarebbe mosso per controllare tutto. E avrebbe allontanato l’allora dg Sergio Arena.
Dallo Jonio fino al Tirreno con rievocazione (in parte) di Rinascita Scott con una partecipazione di striscio anche per Pietro Giamborino, per il quale il gruppo si sarebbe impegnato così da rintracciargli un ruolo in questa partita di potere.
Gli inquirenti si sono soffermati al tavolo anche sul peso specifico della consorteria criminale dei Megna di Papanice. Non seconda a nessuno nel Crotonese, secondo Gratteri e gli investigatori. E solo temporaneamente soccombente a Cirò, perlomeno fino all’irruzione di Stige che potrebbe aver rimescolato le carte del dominio nella provincia di Crotone. Una ‘ndrangheta diversa dal Vibonese, la linea degli inquirenti. Dove il dominio incontrastato dei Mancuso ha di gatto organizzato una egemonia di scala mentre nel Crotonese tra i Grande Aracri, gli Arena, i Megna e i Farao-Marincola (secondo i militari al tavolo) periodi di buon vicinato e non belligeranza ma nessun dominio incontrastato da parte di nessuno.