Il “lunedì” di Aieta e l’incrocio delle Terme

L'ex consigliere regionale, destinatario di un divieto di dimora in Calabria, davanti al gip di Paola. Presunta corruzione elettorale a suo carico in un fascicolo in parte “traslocato” a Catanzaro e non privo di potenziali (ed esplosive) sorprese...

Il “lunedì” di Giuseppe Aieta davanti al gip di Paola. Accompagnato dal suo legale, Vincenzo Adamo, l’ex consigliere regionale proverà a “smontare” le fondamenta inquisitorie che lo vedono al momento destinatario di un provvedimento di divieto di dimora in Calabria. Presunta corruzione elettorale a suo carico, baricentro della ipotetica scena del crimine gli interessi attorno alle Terme Luigiane con relativo bacino di consensi potenziali appresso. Si vota per le Regionali del 2020, nella ipotetica “scena del crimine”. Aieta è accusato dalla procura di Paola d’aver azionato intercessioni “operative” a vantaggio della ormai ex sub concessionaria degli impianti termali, Sateca, in cambio di consensi elettorali evidentemente da “pescare” nel perimetro del circondario tra municipi confinanti. Aieta viene effettivamente eletto poi consigliere regionale ma le coste del medio Tirreno cosentino riservano non poche sorprese per lui rispetto alla trionfante cavaclata del 2014. Meno della metà dei consensi “acchiappati” rispetto alla prima elezione in consiglio regionale ma tant’è, la procura individua ipotesi di corruzione elettorale e chiede persino l’arresto per Aieta. Si sarebbe prodigato tra il 2018 e il 2019 per la proroga di Sateca in qualità di sub concessionario degli impianti termali, proroga che in un primo momento doveva essere pluridecennale e che poi si è “tradotta”, a scadenza della precedente concessione, in qualche decina di mesi. Proroga che nel 2019 è lo stesso prefetto a “consigliare” alle parti, e cioè ai Comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese che poi sono a tutti gli effetti i concessionari unici.

Una vicenda complessa e contorta, quella delle acque termali di Acquappesa e Guiardia Piemontese. Con un iter giudiziario e politico paradossale che ha prodotto una paralisi delle terme per un paio d’anni fino a planare nella misteriosa ed esoterica soluzione attuale, il passaggio totale di consegne alle Terme Sibarite con quattrini della Cittadella. Sateca fatta fuori (ma consensiente, nel senso che poi da qualche altra parte la partita l’ha chiusa lo stesso) dopo un storico quasi secolare e con una media ingressi annuale di non meno di mezzo milione di utenti. Una macchinetta di prestigio e di soldi, la ormai ex gestione delle Terme Luigiane. Ad un certo punto però, del tutto misteriosamente, impantanata e finita nel tritacarne tra Regione e Comuni. Regione proprietaria delle acque e i Comuni concessionari degli impianti giocano a mettere Sateca in mezzo, di fatto provocando la chiusura degli impianti per due anni fino alla “defenestrazione” di Sateca stessa. E cioè a dire con quattrini pubblici la Regione interviene per incidere in un percorso aziendale che produceva utili e consensi sanitari, per solito accade il contrario.

Mistero della fede. Sono i mesi delle acque termali negate a Sateca e fatte defluire nei tombini. I mesi delle lotte giudiziarie e del quasi contatto fisico tra le parti. I mesi dei Comuni che chiedono più soldi a Sateca per il canone annuale. I mesi, e gli anni, della gara negata per la sub concessione ultradecennale. Gara che evidentemente avrebbe vinto Sateca. Ma la gara non si è mai fatta.

Già, perché non si è mai fatta la regolare gara per la sub concessione ultradecennale? Mistero della fede.

Il fascicolo della procura di Paola, in parte traslocato a Catanzaro, di certo avrà “origliato” e si sarà imbattuto in scenari piuttosto interessanti a tal proposito. Come l’esistenza di una interlocuzione tra uno dei municipi coinvolti e la Regione nella quale si farebbe esplicito riferimento all’interesse di un grosso imprenditore sanitario per una parte delle acque termali di Guardia e Acquappesa. Acque che avrebbero consentito l’apertura di una rsa con le terme dentro.

Chissà se e cosa ha “origliato” la procura di Paola e chissà se anche questo è poi finito per competenza a Catanzaro…

I.T.