Cattura Messina Denaro: il boss, le ‘ndrine e il maxisequestro a Cosenza

Per anni si è ipotizzato che Matteo Messina Denaro fosse “transitato” dal Cosentino grazie ai rapporti tra Cosa Nostra e ’ndrangheta. L’ipotesi investigativa – si legge su una nota Agi – non ha mai avuto riscontri certi, anche se non sono mancati elementi concreti sui suoi legami con i calabresi. Nel 2011 sono furono sequestrati a Mendicino, in provincia di Cosenza, diversi beni immobili riconducibili ai presunti fiancheggiatori del superlatitante arrestato oggi. Il blitz scattò nel mese di gennaio. Il valore dei beni sequestrati ammontava, in totale, a oltre 22 milioni di euro e comprendeva immobili, aziende commerciali, terreni e disponibilità finanziarie.
I beni immobili erano cinque, ubicati tra Mendicino e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Fu ipotizzato dagli inquirenti che possano essere stati usati come covi dallo stesso Matteo Messina Denaro. Una circostanza che fu, in realtà, svelata anche da un pentito. Il collaboratore di giustizia cosentino, Luigi Paternuosto, raccontò ai magistrati, proprio nello stesso periodo in cui avvennero i sequestri che in passato due emissari di Totò Riina e di Matteo Messina Denaro erano stati a Cosenza per acquistare alcuni immobili. “So che l’affare andò in porto – riferì il pentito ai magistrati – ma non so indicare dove siano questi appartamenti. Si trovano comunque sulle quattro strade di Mendicino, prima di arrivare al paese”. Il pentito raccontò anche i rapporti tra i boss del Cosentino e i capi di Cosa Nostra.