Sanità, procure allertate per i contratti a tempo determinato e cococo

Un gruppo di infermieri vincitori di concorso pubblico scrive a tutti i procuratori capo della regione, al commissario Occhiuto e ai commissari di Asp e ospedali: ora basta, fate rispettare la legge e impedite che a lavorare siano i raccomandati di politici e dirigenti medici. Ma alcuni fascicoli potrebbero essere già stati aperti...

«Siamo un gruppo di infermieri vincitori di regolare concorso pubblico ora piazzati in altrettanta pubblica graduatoria unica disponibile fin qui in Calabria, a Reggio Calabria. E siamo anche, questa la beffa, disocuppati e regolarmente a casa nel mentre al posto nostro lavorano in Asp e ospedali calabresi i cosiddetti precari che vengono fuori dalle graduatorie “fai da te” proprio messe in piedi da Asp e ospedali. Graduatorie piene zeppe di nomi legati a doppio filo alla politica, ai medici, ai dirigenti delle stesse aziende».
Inizia così una lettera scritta da un gruppo di infermieri regolarmente vincitori di concorso pubblico indirizzata a tutti i procuratori capo della regione, al commissario Occhiuto e ai commissari di Asp e ospedali.
«Scriviamo e denunciamo – si legge ancora nella lettera – anche a nome di chi è stato costretto a scappare dalla Calabria per trovare lavoro in altri ospedali perché a loro è stata preclusa l’occupazione qui da noi visto che nessuno si degna di utilizzare la forma più giusta e legale, la graduatoria pubblica venuta fuori da un concorso, lo stesso che noi scriventi abbiamo vinto.
È grave quello che sta avvenendo e per questo ci rivolgiamo a tutti i signori procuratori della Calabria, al presidente e commissario Occhiuto, ai direttori generali e commissari delle Asp e degli ospedali calabresi. È inaccettabile che noi vincitori di regolare concorso siamo disoccupati e i “fortunati” delle graduatorie “fai da te” invece lavorano. I nostri genitori hanno fatto tanti sacrifici per farci studiare, tantissimi sacrifici. Spesso hanno rinunciato a beni di prima necessità pur di farci studiare sognando un posto di lavoro conquistato con merito. Il pane dalla bocca per noi si sono tolto. Oggi cosa possiamo dirgli se abbiamo vinto un concorso e siamo ancora a casa, mantenuti economicamente da loro? È questa la Calabria che promuove i ragazzi che studiano e che vogliono andare avanti? Perché devono sempre spuntarla i raccomandati che senza regole né legalità occupano i posti nostri?
In queste graduatorie “fai da te”, spesso confezionate anche sotto elezioni, c’è di tutto. Ci sono anche stretti parenti e cugine, con tanto di fidanzati, di consiglieri regionali dello Jonio cosentino. Evidenti raccomandati impegnati tra i presidi di Paola e Corigliano. E questo è solo un esempio per non dire di parenti e amici di medici e dirigenti. Favoritismi inaccettabili a danno di noi che abbiamo studiato e vinto un concorso.
Abbiamo letto e accolto con favore la circolare del commissario Occhiuto che invita Asp e ospedali ad attingere forza lavoro dalla pubblica graduatoria ma a quanto pare, e a quanto ci risulta, non cambierà nulla perché Asp e ospedali si stanno attrezzando per prorogare illegalmente l’utilizzo di queste figure abusive di raccomandati che tolgono il lavoro a noi povera gente che abbiamo studiato con tanti sacrifici e vinto un concorso.
Ora basta! Ci chiediamo anche che fine abbiano fatto e che partita stanno giocando i sindacati in Calabria. Tutti i sindacati. Da che parte stanno? Con chi stanno? Con chi studia e non imbroglia o con chi trama con politici e dirigenti scavallando chi ha vinto un concorso? Tutelano i protetti o chi merita di lavorare?
Ora basta! Signori procuratori – conclude la lettera – a voi la nostra speranza. Indagate in tutte le Asp e gli ospedali calabresi, vedrete quanti raccomandati ci sono..!».