Sanità, verso “l’apocalisse” di fine anno…

Prorogato al 28 dicembre il termine per la presentazione delle fatture in piattaforma da parte dei creditori nei confronti di aziende sanitarie e ospedaliere. Ma la circolarizzazione e quindi la ricognizione del debito resta in alto mare, il rischio concreto è che al 31 dicembre ogni «ogni corrispondente debito» non inoltrato «si intende non dovuto»...

“L’apocalisse” di fine anno, oppure il banco che rischia di saltare giusto per rimanere in argomento e dialettica a forma di euro.
Man mano che ci si avvicina al 31 dicembre si materializza un appuntamento imperdibile per la sanità di Calabria, al netto di tutti i suoi azzardi burocratici e delle sue imperdonabili inadeguatezze. Bastano 3 righe della legge 215 del 2021. Che a proposito di ricognizione del debito sanitario calabrese e della circolarizzazione delle fatture ricorda che «resta fermo che qualora i fornitori non diano risposta entro il 31 dicembre 2022 alla prevista circolarizzazione obbligatoria, il corrispondente debito si intende non dovuto». Passaggio perentorio, questo, che non è stato rivisto né messo in discussione dalla proroga semestrale del Decreto Calabria.
Tradotto in soldoni, e in euro, i fornitori che non hanno inoltrato in piattaforma le loro istanze vedranno dileguarsi il loro credito al sorgere del nuovo anno. Semplicemente ne perderanno il diritto all’esibizione. Un’ipotesi, questa, tutt’altro che augurabile non tanto e non solo per i fornitori realmente in possesso di un credito quanto per le aziende sanitarie e ospedaliere che solo falsamente immagineranno di tirare un sospiro di sollievo. D’un colpo potrebbero trovarsi senza milioni e milioni di euro di forniture e di erogazioni fin qui garantite. Il banco che salta, per farla breve. Con impazzimento generale delle poste di bilancio e un fuori controllo troppo ben riuscito per rivelarsi immaginato in modo criminogeno e seriale. Ma vi è di più, in prospettiva. Perché alcuni fornitori che non intendono inoltrare più il loro (finto) titolo di credito avranno un motivo per farlo e il principale tra questi potrebbe essere, manco a dirlo, il giochetto delle doppie e triple fatture che fin qui sono state regolarmente, e criminalmente, pagate da Asp e ospedali. Ai furfanti fornitori abili nel raddoppiare fatture già pagate basterà non iscrivere più quel credito in piattaforma per farla franca, in qualche modo. Non vantano più nessun credito e chi s’è visto s’è visto, evidentemente “sazi” di quanto illecitamente incassato già con buona pace per chi vorrebbe in futuro conoscerne le identità e con buona pace anche per il comando speciale della Guardia di finanza che il commissario Occhiuto ha “seduto” al tavolo della stampa come garante della circolarizzazione. All’appuntamento di San Silvestro chi si dovrà nascondere si sarà già dileguato per tempo. E le azioni di ripetizioni di indebito nei confronti di chi si è pagato più volte? Chi le disporrà? Sarà la politica o la burocrazia a decidere il “condono”?
Del resto, questo “stress test” del 31 dicembre, può definirsi in ogni modo fuorché inatteso e non sedimentato nel tempo. Semmai potrebbe non essere sbagliato chiedersi in che modo e con che potenzialità struttura commissariale e dipartimento si sono preparati all’appuntamento senza contare la “scatola vuota” di Azienda Zero, il nuovo immaginario punto di partenza che è a “zero” nel senso che è inattiva ma non lo è, a zero, in termini di costi fin qui totalmente improduttivi. Entrerà in funzione da gennaio, a banco probabilmente già saltato. Per fare cosa e con chi ancora non è dato sapere.
Il dato certo è che ogni giorno la procedura di circolarizzazione e ricognizione, sballata di suo per ontologia, perde colpi. Perde pezzi. Aderiscono in pochi, se non pochissimi fornitori, un migliaio su 14mila e a poco è servita la proroga prima dal 10 al 24 novembre per inoltrare le fatture in piattaforma tant’è che arriva una nuova proroga fino al 28 dicembre.
Con alcune Asp e ospedali senza bilancio da 3 anni, con tecnici in regnanza totalmente fin qui inaffidabili, con Azienda zero che resta una scatola vuota ma con una scadenza perentoria che si avvicina di giorno in giorno l’ombra del “default” non è poi così lontana. Un banco che rischia di saltare eticamente e contabilmente. Con la Calabria, e i calabresi senza assistenza, ovviamente spettatori paganti ma inconsapevoli. La regnanza “ordina” risultati per tarare il successo politico dimenticando però che dietro le “annunciazioni” serve “l’arrosto”, il “fumo” non basta. A coltivare e promuovere i “non capaci” nelle stanze dei bottoni non si va molto lontano per solito. A pagare, tanto, sarà sempre Pantalone…

I.T.