Sanità, l’ultima Speranza…

Il commissario Occhiuto annuncia buoni auspici in vista del Cdm di venerdì, «il Decreto Calabria verrà prorogato». Ma Palazzo Chigi potrebbe avere dubbi circa il “ritorno al passato” e il ripristino degli strumenti dei governi precedenti. Occhi puntati anche al Tavolo Adduce del 9, con al centro i pesanti rilievi mossi ripetutamente contro il Programma operativo 2022/2025

«Penso che il Decreto Calabria verrà prorogato domani dal governo nazionale, almeno ho avuto assicurazioni in tal senso». Roberto Occhiuto, ovviamente con microfono da commissario alla sanità di Calabria, non ha dubbi. Sarà il venerdì della proroga al Decreto Calabria e non è dato sapere se rassicurazioni in tal senso gli pervengono direttamente per tramite del ministro Schillaci, molto ma molto legato al marito (il prof. Nino De Lorenzo) del dg del dipartimento Salute Iole Fantozzi. Cosa non ti combina il caso.
Parlando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa alla Cittadella Occhiuto ha mostrato più certezze che dubbi. «Questo – ha aggiunto – ci darà la possibilità di concludere la ricognizione del debito, che spero di poter definire entro fine anno, impedirà la decadenza dei commissari perché altrimenti avremo avuto un sistema sanitario senza commissari perché la loro durata era legata alla durata del Decreto Calabria. Soprattutto ci dà la possibilità anche di ottenere le risorse che spettano alla Calabria per effetto dell’approvazione del programma operativo regionale, che abbiamo inviato ai tavoli ministeriali già da qualche mese ma che ancora non ci hanno restituito, appena ce lo restituiranno ci saranno 60 milioni in più per la Calabria. Abbiamo ottenuto altri 90 milioni semplicemente riconciliando i conti, chiudendo alcune delle annualità che non erano chiuse nella contabilità della sanità regione, vorremmo chiuderne altre per avere altre risorse. Poi – ha rilevato il governatore e commissario – tutte queste risorse devono essere spese per rimettere in moto il motore della sanità, che purtroppo in Calabria è fermo. Abbiamo bisogno di medici, di personale sanitario, stiamo provvedendo a velocizzare tutte le procedure di selezione. Quindi il governo è assolutamente persuaso del fatto che si sta facendo in Calabria un buon lavoro per rifondare un sistema che era in macerie e che ha bisogno di grandi sforzi da parte dl governo nazionale e del governo regionale perché si possa davvero ricostruire». Con riferimento ai manager, Occhiuto ha poli precisato che la proroga del Decreto Calabria significa che «avremo la possibilità o di confermare questi commissari o di sostituirli».
Fin qui gli auspici e le certezze di governo che non è escluso possano arrivare (l’incrocio l’abbiamo delineato già) direttamente dal ministro Schillaci. Resta in piedi, tuttavia, un’incertezza di fondo da parte di Palazzo Chigi perché ripristinare e tenere in vita il Decreto Calabria ha un po’ il sapore di rivedere la sagoma (o il fantasma) di Roberto Speranza al vertice del dicastero della Salute. Un ritorno al passato, tra Conte e Draghi. Non proprio il massimo come “spot” per la nuova politica sanitaria del governo Meloni.
Ci sono poi ragioni di fondo che tengono un po’ tutti con il fiato sospeso dal momento che appellarsi alla proroga del Decreto Calabria distribuisce la sensazione dell’ultima speranza. Di più, dell’ultima Speranza giusto per identificare la genesi del provvedimento originario. Una specie di generale e colossale ammissione di “impotenza” al cospetto della ricognizione del debito promessa entro l’anno ma che, ovviamente, è solo iconografica dal momento che i flussi finanziari non si generano e il dipartimento non conosce mai in tempo reale quello che spende o impegna la singola azienda sanitaria o ospedaliera. La classica mano destra che non sa quello che combina quella sinistra.
Di particolare “sensibilità” poi il capitolo che riguarda i commissari delle Asp e degli ospedali, figure apicali che solo il Decreto Calabria ha ideato e fin qui tenuto in vita. Della serie, se termina (e termina sulla carta il 10) decadono i commissari ma è del tutto evidente che non sono pronti i bandi per l’individuazione dei direttori generali senza tenere conto che magari, “qualche” commissario, la regnanza preferisce tenerlo ancora nella sua Asp di comando anzicchè vederlo andar via senza alcuna possibilità che torni da direttore generale. La proroga del Decreto Calabria, quindi, come implicita (o, al contrario, più che esplicita) ammissione di normalità impossibile, non è ancora tempo se mai lo sarà.
Ultima speranza (o Speranza…) è tenere in vita misure straordinarie e “romane” che in campagna elettorale più d’uno da queste parti ha intravisto mediaticamente come nemiche da abbattere.
Ma il “pianeta salute” non vive solo di venerdì di passione ma anche di “mercoledì da leoni”. È in programma il 9 (appunto mercoledì prossimo) l’ennesimo incrocio al Tavolo Adduce che legge e rilegge il Programma operativo regionale 2022/2025 ogni volta rispedendolo però pieno di rilievi a casa. Pesanti rilievi. Fin qui mai chiariti o risolti (si contano in una sessantina di pagine). È più o meno da 4 mesi che va avanti questa storia ed è appunto il caso di ricordare che il Programma operativo è, per le Regioni in materia di sanità, come la Bibbia in chiesa. Ogni Tavolo una sberla, un pacchetto di rilievi. E appuntamento al prossimo. Mercoledì 9 altro incrocio.
“Fusse che fusse la vorta bbona”? Nino Manfredi ci perdonerà…

I.T.