I tentacoli della ‘Ndrangheta sulla Capitale: i nomi degli arrestati

Secondo gli inquirenti, lo scopo dell’organizzazione era quello di acquisire la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori

Quella sgominata stamattina nel corso del blitz eseguito dagli agenti della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha portato all’arresto di ventisei persone, di cui 24 in carcere e due ai domiciliari, è un’organizzazione con a capo Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, appartenenti a storiche famiglie di ‘ndrangheta e originarie di Cosoleto, centro in provincia di Reggio Calabria, già colpiti nel maggio scorso con la maxi inchiesta ‘Propaggine’, che aveva colpito la prima ‘locale’ di ‘ndrangheta nella Capitale. Secondo gli inquirenti, lo scopo dell’organizzazione era quello di acquisire la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori (ittico, della panificazione, della pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti), facendo poi sistematicamente ricorso ad intestazioni fittizie al fine di schermare la reale titolarità delle attività, e di commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l’incolumità individuale e in materia di armi. L’obiettivo era inoltre di affermare il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio (in particolare nel settore della ristorazione, dei bar e della panificazione), realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminali omologhe e, comunque, di procurarsi ingiuste utilità. L’attività di indagine ha consentito di ricostruire l’applicazione sistematica di uno schema collaudato, di un modello finanziario “ciclico”: abbandono della società ritenuta compromessa, utilizzo di una società nuova, acquisizione della ditta e dei contratti di locazione con la distrazione di beni, insegne e avviamento dell’azienda appartenente alla società da abbandonare, individuazione dei nuovi intestatari fittizi attraverso i quali continuare a possedere le attività commerciali e mantenere il controllo. È stato ricostruito, inoltre, come i vertici e i componenti della locale di Roma, una volta acquisiti gli esercizi commerciali, di frequente entravano in possesso anche degli immobili, versando, all’atto dell’acquisto, un anticipo spesso insignificante diluendolo, poi, in centinaia di rate, garantite da cambiali che, secondo le intercettazioni, erano in realtà pagate in contanti. Sono in tutto venticinque le società, per un valore di 100 milioni di euro, sequestrate questa mattina.

Custodia in carcere:
Carmela Alvaro (Reggio Calabria, 31 ottobre 1990);
Vincenzo Alvato (Cosoleto, 30 luglio 1964);
Priscilla Campanile (Roma, 24 febbraio 1985);
Antonio Carzo (Sinopoli, 20 marzo 1960);
Domenico Carzo (Cinquefrondi, 8 giugno 1985);
Massimo Cella (Pollena Trocchia, 26 maggio 1971);
Sebastiano Cordiano (Taurianova, 23 ottobre 1977);
Francesco Fontana (Roma, 21 agosto 1980);
Sebastiano Giampaolo (Locri, 26 luglio 1986);
Immacolata Cristina Giustino (Germania, 27 dicembre 1971);
Giuseppina Laganà (Sinopoli, 22 settembre 1978);
Besim Letniku (Macedonia del Nord, 9 maggio 1991);
Denaro Eugenio Mengarelli (Roma, 20 aprile 1981);
Massimo Mengarelli (Roma, 13 gennaio 1954);
Giuseppe Orlando (Canicattì, 20 ottobre 2000);
Giuseppe Penna (Sinopoli, 30 maggio 1974);
Cristian Pietrucci (Roma, 28 maggio 1977);
Giovanni Pitasi (Locri, 28 maggio 1977);
Marco Pomponio (Roma, 10 ottobre 1979);
Sebastiano Romeo (Siderno, 22 ottobre 1976);
Paolo Russo (Polistena, 28 settembre 1955);
Giuseppe Salvadore (Port Chester, 16 aprile 1977);
Giuseppe Sinceri (Poggio Nativo, 15 gennaio 1949);
Andrei Alexandru Spiridon (Romania, 30 aprile 1996);
Pasquale Valente (Vibo Valentia, 14 febbraio 1971).

Arresti domiciliari:
Francesca Crisafulli (Rizziconi, 1 ottobre 1970);