Capo ultras ucciso: c’è l’ombra della ‘ndrangheta

Gli investigatori stanno ricostruendo l'intera vita dello storico esponente del tifo organizzato. Ecco i suoi affari

Emergono nuovi particolari relativi all’omicidio di Vittorio Boiocchi, il 69enne ex capo della curva Nord dell’Inter. Come si legge su Il Fatto Quotidiano, nell’autunno del 2018 Vittorio Boiocchi entra nell’affare dei parcheggi nelle zone limitrofe allo stadio di San Siro a Milano mettendo persone di fiducia accanto a chi li gestisce ufficialmente. Un business da decine di migliaia di euro. Altri affari riguardano i “paninari” (alcuni legati a delle famiglie calabresi coinvolte nella maxi-inchiesta “Infinito”) e la droga: chi oggi frequenta la Curva Nord la paragona a una piccola Medellin, dove “tutti si fanno di cocaina nei bagni o sugli spalti”. Anche dopo che gli ultras hanno abbandonato il secondo anello verde riversandosi al baretto fuori dallo stadio, la parola più diffusa per spiegare l’omicidio di Boiocchi era: ‘ndrangheta.
Insomma, di mezzo ci sarebbe il crimine organizzato, del resto risultano certificati in atti i contatti recentissimi di Boiocchi con personaggi collegati alle cosche calabresi della Piana di Gioia Tauro e coi tirapiedi dei clan pugliesi che già hanno avuto interessi criminali all’interno dell’ippodromo di San Siro.