Dalle violenze al suicidio inscenato, la svolta nell’omicidio di Lisa Gabriele attesa dal 2005

Una lunga indagine quella coordinata dalla Procura di Cosenza e che ha inchiodato l’ex agente della Stradale

Ci sono voluti 17 anni per chiuder il cerchio attorno Maurizio Mirko Abate, l’ex agente della polizia stradale, oggi arrestato per l’omicidio premeditato della 22enne Lisa Gabriele, originaria di Rose, nel Cosentino, avvenuto nel 2005 a Montalto Uffugo. L’uomo, infatti, era stato iscritto nel registro degli indagati dopo la riapertura delle indagini, nel maggio del 2021. La ragazza venne trovata priva di vita in un bosco con accanto al corpo degli psicofarmaci, una bottiglia di whisky insieme a un biglietto di addio. Un suicidio inscenato, dunque, ma l’autopsia accertò che Lisa, in realtà, non si era suicidata ma era stata soffocata, probabilmente con un cuscino, in un luogo diverso da quello del ritrovamento del cadavere. Inoltre, gli accertamenti calligrafici stabilirono che a scrivere il biglietto d’addio non era stata la giovane Lisa. Ora la svolta nelle indagini con l’arresto dell’ex agente.
Il quadro ricostruito dagli inquirenti in questi anni, coordinati dal procuratore Mario Spagnuolo, ha inquadrato l’omicidio nell’ambito di una relazione sentimentale intrattenuta dalla giovane di Rose con l’uomo, già impegnato in altra stabile relazione, ritenuta però sbilanciata, ossessiva e connotata da episodi di reiterate violenze e brutalità. A tratteggiarne i dettagli erano stati, in questi ultimi anni, un collaboratore di giustizia e altre persone informate sui fatti, parlando di serate a base di sesso, droga e perversioni. Inoltre, stando agli inquirenti, è emerso che il movente dell’omicidio sarebbe da ricondurre all’esasperata volontà di Abate di interrompere la relazione, allontanando definitivamente la vittima, con quest’ultima determinata a frequentare l’uomo nonostante la moglie di quest’ultimo avesse partorito un figlio ed alla luce del rischio che la moglie sapesse della relazione extraconiugale sottraendogli, così, il neonato.
Ma non è tutto: gli inquirenti avrebbero ricostruito l’ultimo periodo di vita della vittima, connotato dai tentativi di trattenere nella relazione l’uomo, temendo allo stesso tempo di subire ancora violenze ed arrivando a temere per la propria vita, anche in seguito ad alcuni episodi inquietanti come danneggiamenti all’auto e ai cavi elettrici dell’abitazione, e la morte sospetta della cagnolina deceduta appena dieci giorni prima di Lisa.