Vicenda Santa Lucia, dopo Bernaudo “dimissionato” anche Meo

L'ormai ex responsabile della Spedalità privata dell'Asp di Cosenza lascia (o viene indotto a lasciare) la poltrona più scottante. Con ogni probabilità perché in evidente contrasto con le pratiche che riguardano la clinica (non clinica) e che sono già oggetto di indagine

Chi tocca i “fili” muore, o viene indotto ad andar via. Anzi, a volte è persino sufficiente non volerli toccare del tutto, i “fili”, per sparire dalla poltrona e dalla circolazione. I “fili”, per intenderci, dentro l’Asp più grossa che c’è in giro e piena di euro e rogne, hanno a che fare di questi tempi con la pratica Santa Lucia, ormai una vecchia conoscenza anche per inquirenti e divise colorate ad acquisire atti e documenti. La clinica non clinica, per intenderci. O, per meglio dire, l’ambulatorio che siede al tavolo del budget delle cliniche senza esserlo, clinica, dall’ormai lontano 2018. C’è una poltrona che scotta più di tutte dentro l’Asp di Cosenza quando si ha a che fare con la pratica Santa Lucia, è quella del vertice della Spedalità privata. Uno ad uno se la danno a gambe sottoforma di spostamenti o induzione alle dimissioni.
È più o meno quello che è toccato a Giuliana Bernaudo, tra le “punte di diamante” della dirigenza Asp di Cosenza. Ed è quello che è toccato nelle scorse ore pure a Giorgio Meo, dimissionario (chiaramente indotto a farlo) il 13 di luglio dal vertice della Spedalità. Anche qui, come sopra, si è in presenza di figura comunemente riconosciuta di livello “integerrimo” sul piano professionale. Al suo posto arriva Francesco Passarelli, tutto da dimostrare sul campo il peso specifico e la tenuta alta della “moralità” al vertice della poltrona più scottante che c’è. Della serie, si sa chi lascia mentre è tutto da scoprire il “valore” di chi arriva. Anche se poi non occorre molto tempo per testare sul campo i concorrenti. La pratica ardente sempre quella è, la Santa Lucia. Che di anno in anno, di proroga in proroga, perpetua l’anomalia. La clinica non clinica con ambizioni da budget per clinica e per giunta senza contratto da anni e con in più, da gennaio, la “sentenza” del commissario ad acta Roberto Occhiuto e del vice Esposito che in una comunicazione del 12 gennaio, a proposito della “definizione dei tetti di spesa anno 2022, contratti di acquisto di prestazioni di assistenza ospedaliera, di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza territoriale delle strutture private accreditate” affermano che «nelle more della definizione degli atti di che trattasi, le strutture private, già contrattualizzate per l’anno 2021 in attuazione dei Dca di riferimento possono, a decorrere dal primo gennaio 2022, continuare ad espletare le proprie attività…». Già, è proprio così. Fa fede nelle more il contratto del 2021. Ma bisogna averlo però il contratto del 2021, per prorogare le attività. Non a caso, per non sapere né leggere né scrivere o forse proprio perché sa scrivere e soprattutto leggere, anche Meo lascia la poltrona più scottante che c’è…

F. R.