Calabria a rischio “arancione” prima della Befana

Con Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia è la regione che presenta gli indicatori più a rischio. Il rebus sui tamponi “ballerini” e le terapie intensive “estensibili”

La Calabria è tra le regioni che rischiano di passare in zona arancione nella prima settimana di gennaio. E questo a prescindere poi dalle modalità di “esecuzione” della stessa zona con maggior restrizioni nel senso che i divieti e le prescrizioni potrebbero essere diversi rispetto al passato ma non per forza più leggeri. Il dato però è che la Calabria è tra le 4 aree “nere” del Paese, quelle maggiormente attenzionate. Rischiano “l’arancione” pure la Liguria, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia e secondo fonti del ministero della Salute il quadro per queste 4 regioni sarebbe inevitabilmente segnato al punto che una complessa mediazione avrebbe consentito solo di far passare alla bene e meglio le feste di Natale prima di “notificare” il passaggio nella zona ad alto rischio contagio Covid, appunto la zona arancione.
Si passa in zona gialla se l’incidenza dei nuovi contagi settimanali supera i 50 casi per 100mila abitanti, la percentuale di posti occupati in area medica supera il 15% dei posti disponibili, la percentuale di posti occupati in terapia intensiva pari al 10% dei posti disponibili.
Si va in zona arancione quando si ha tra i 150 e i 250 casi ogni 100mila abitanti, l’occupazione in terapia intensiva oltre il 20% e in area medica oltre il 30% ma per Natale, per le 4 regioni “nere”, si prevede di sfiorare il 40% in area medica e stabilmente attorno al 20% in terapia intensiva. E proprio attorno all’occupazione in intensiva si giocherà il futuro imminente della Calabria in materia di restrizioni nella prima settimana di gennaio. Non a caso Roberto Occhiuto ha annunciato che verranno incrementati a breve (sia pure usufruendo solo gradualmente ora di un incremento previsto e finanziato dalla precedente struttura commissariale) così da scongiurare il temuto “passaggio”. Ma potrebbe non bastare l’effimero innalzamento dei posti disponibili in terapia intensiva per smarcarsi da un terribile inizio del 2022. Troppo netto infatti l’incremento di occupazione in area medica e soprattutto decisamente sostenuto (e ballerino) il dato dei positivi su base quotidiana e settimanale. Un dato, per certi aspetto inquietante, sul quale con ogni probabilità si giocherà l’intera sorte di Calabria.
Pochi tamponi rispetto alle altre regioni e tanti positivi con una percentuale d’incidenza stabilmente sopra la soglia critica. Con un punto interrogativo in più rispetto alle altre aree del Paese, puntualmente monitorato dai tecnici del ministero e dell’Iss. In Calabria la percentuale di positivi su tamponi “balla” da un giorno all’altro anche di 5 punti. Troppi, secondo fonti del ministero interpellate sul punto. Poco credibile balzare dal 10% al 5% e viceversa. Segno evidente che ci sono giorni in cui il dipartimento Salute e la Protezione civile contabilizzano un certo numero di positivi e altri giorni in cui si preferisce contabilizzarli il giorno dopo. È già accaduto del resto che l’Asp di Cosenza ha trasmesso il giorno appresso alcuni positivi cosicché sommati a quelli del giorno corrente hanno partorito una cifra monstre. Ma non è chiaro se ha fatto tardi a trasmettere l’Asp di Cosenza oppure è stato il dipartimento Salute o la Protezione civile a “preferire” di metterli nero su bianco il giorno dopo. Per solito è il martedì il giorno in cui il ministero prende a campione i dati settimanali delle regioni. E quasi mai è il martedì il peggior giorno Covid in arrivo dalla Calabria…

I.T.