Il viadotto di Catanzaro, da simbolo della città a “Ponte della vergogna”

Le intercettazioni tra gli imprenditori inquisiti rivelano l’ utilizzo di materiali scadenti durante la ristrutturazione. La rabbia dei cittadini: "Siamo al culmine dello sconforto e all'apice della sopportazione"

Da meraviglia dell’ ingegneria infrastrutturale a simbolo del capoluogo della Regione Calabria. Per i catanzaresi quell’ arco che unisce due sponde dell’ agglomerato urbano – progettato dall’ ingegnere Riccardo Morandi e costruito e inaugurato nel 1962 – significa da sempre modernità e futuro: un abbraccio di acciaio e cemento, che accorciava le distanze superando i tempi lenti delle strette arterie avviluppate ai tre colli. Questo è il Ponte “Morandi”, al centro di una inquietante inchiesta denominata “Brooklyn” del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, coordinato dalla DDA, che riporta subito alla tragedia del Ponte di Genova crollato nell’ agosto del 2018. I finanzieri, infatti, hanno dato esecuzione all’ ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal gip del capoluogo, nei confronti di 6 soggetti indagati a vario titolo per trasferimento fraudolento di valori, auto-riciclaggio, corruzione in atti giudiziari, associazione per delinquere, frode nelle pubbliche forniture, con l’ aggravante di aver agevolato associazioni di tipo mafioso, in relazione, fra l’ altro, ai lavori di manutenzione straordinaria del ponte “Morandi” e di un tratto della strada statale 280 “dei Due Mari”.
E la Procura ha contestualmente disposto il sequestro, con facoltà d’ uso, del viadotto “Bisantis” e della galleria Sansinato, allo scopo di svolgere accertamenti di natura tecnica. Una notizia che fa raggelare il sangue, soprattutto rileggendo le intercettazioni tra gli imprenditori inquisiti che ammettono l’ utilizzo di materiali scadenti: sono migliaia le persone che ogni giorno percorrono il viadotto, da due anni oggetto di lavori di riqualificazione avviati proprio sull’ onda emotiva dei fatti di Genova. Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ricorda che gli interventi finiti nel mirino della magistratura sono partiti grazie alla segnalazione di una cittadina, che portò in Comune delle foto che evidenziavano il deterioramento dei rivestimenti del viadotto.
Il “Morandi” – negli anni ’ 90 ribattezzato Viadotto Bisantis – è ponte ad arco  stradale e pedonale, composto da un’unica carreggiata e da 3 corsie, due in direzione Sud-Ovest e una in direzione Nord-Est, costruito su una sola arcata, che collega il centro di Catanzaro con il rione De Filippis e con la periferia nord della città (Mater Domini, Gagliano) situati dall’altro lato della valle del torrente Fiumarella. Il viadotto fu inaugurato nel 1962, dopo soli tre anni dall’inizio dei lavori, dopo aver superato una imponente prova di carico a cui assistette gran parte dell’incredula cittadinanza catanzarese. Divenne subito il simbolo della città di Catanzaro. Il primo cittadino rimarca che “l’ intervento della magistratura riguarda l’esecuzione delle opere e non le fasi dell’appalto. La struttura è solida come si evince dai controlli”.
Ma questo non placa la rabbia, l’ indignazione e la preoccupazione dei catanzaresi che si sfogano sui social. “Penso che ogni catanzarese onesto e perbene, che ami realmente questa città, perché la sceglie ogni giorno, perché la serve e non se ne serve, sia arrivato al culmine della sopportazione, all’apice dello sconforto. La truffa sul ponte Morandi – scrive il libraio Belcaro, consigliere comunale – richiama gli scandali più terribili, una città sotto scacco di predatori, opportunisti di ogni genere, di personaggi mediocri che non vengono messi da parte per un intollerabile amicismo amorale”. E parlando di “vergogna continua” in molti si chiedono se “riuscirà questa ennesima e scandalosa inchiesta a scuotere le numerose coscienze che popolano la nostra città”.

Maria Rita Galati
(Famiglia Cristiana)