Lutto nel giornalismo calabrese: è morto “Ciccio” Dinapoli. Aveva 61 anni

Lascia la moglie e due figlie. Il ricordo dei colleghi e amici Carlo Parisi e Attilio Sabato

È morto all’età di 61 anni il giornalista cosentino Francesco “Ciccio” Dinapoli. Lascia la moglie, la giornalista Cinzia Gardi, e due figlie, Rosita e Benedetta.
Nel corso della sua lunghissima carriera giornalistica aveva avuto numerosi incarichi di prestigio. Aveva fondato e diretto l’emittente televisiva cosentina CamTele3, era stato direttore del quotidiano “La Provincia cosentina” e capo ufficio stampa della Provincia di Cosenza prima e della Regione Calabria poi all’epoca in cui i due enti erano presieduti da Mario Oliverio.
Il direttore di giornalistitalia.it, Carlo Parisi, lo ha ricordato cosi: “Il giornalismo calabrese perde uno dei suoi figli migliori: Francesco Dinapoli, “Ciccio” soprattutto per gli amici che gli hanno voluto bene davvero, perché era impossibile non volergliene. Anche quando si sforzava di apparire burbero, finiva sempre per cedere alla sua vera natura di buono e tutto sfociava in una battuta seguita da una fragorosa risata.
Validissimo professionista, ma soprattutto uomo dotato di rare virtù umane in un ambiente nel quale, purtroppo spesso, la riconoscenza è solo un nobile sentimento abusato nelle dichiarazioni, ma raramente messo in pratica dai beneficiati di turno. Ciccio, infatti, nella sua vita ha dovuto lottare sempre a denti stretti, assieme alla moglie Cinzia Gardi, collega giornalista e come lui dotata di grande umanità, per mandare avanti la famiglia con grande dignità e assicurare un futuro alle adorate figlie Rosina e Benedetta.
Nato a Cosenza il 27 gennaio 1960, Ciccio Dinapoli era giornalista professionista iscritto all’Ordine della Calabria dal 26 maggio 2001. Nel marzo scorso, a causa delle precarie condizioni di salute, era stato costretto ad interrompere l’attività lavorativa ottenendo la pensione di invalidità.
Dopo le prime collaborazioni con alcune testate locali, aveva fondato e diretto l’emittente televisiva “Cam Teletre” e il periodico “Sud News”, quindi, dal 1997 al 1999, lavorato a Teleuropa e Telestars ricoprendo anche l’incarico di direttore responsabile. Nel 1999 era approdato al quotidiano “La Provincia Cosentina”, del quale è stato direttore responsabile fino al 2002. Quindi, dal 2003 al 2008, ha fatto parte dello Staff Informazione e Comunicazione del Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, svolgendo anche le funzioni di capo ufficio stampa, e dal 2015 al 2020 ha lavorato all’Ufficio Stampa Giunta Regionale della Calabria.
Ciccio Dinapoli è morto oggi per un blocco renale. I funerali saranno celebrati a Rovito, domani, domenica 31 ottobre, alle ore 12 nella chiesa della frazione “Pianette”.
Alla moglie Cinzia e alle figlie Rosina e Benedetta, un grande e sincero abbraccio da tutta la Redazione di Giornalisti Italia. Le telefonate di Ciccio mi mancheranno molto, mi mancheranno troppo. Perché Ciccio è stato un amico vero che, con coraggio, onestà e grande dignità, ha sempre tenuto alta la bandiera del giornalismo e, soprattutto, non ha mai derogato ai valori veri della vita”.
Anche il direttore dell’emittente televisiva TEN ha ricordato l’amico e collega con un post su Facebook:
“Sono andato a trovare Ciccio in obitorio e non vi nascondo che ho impiegato un po’ di tempo prima di entrare. Ho visto Cinzia, Rosita e Benedetta, ci siamo stretti in un abbraccio intenso, forte e commovente. Mentre varcavo la soglia per accedere nella saletta dove il mio amico giaceva esanime, ho ripensato al lungo percorso di vita professionale compiuto insieme. Il lavoro, le attese, la lotta, le soddisfazioni, le gioie e i dolori che abbiamo condiviso in questa terra che non ti regala nulla, anzi, se può ti toglie. Anni difficile gli inizi, pieni di ostacoli e di precarietà assoluta, consumati nell’inseguire solidità e certezze. Ciccio, non aveva un carattere facile, ma piuttosto arcigno e spigoloso, pieno di “lassami sta” molto diffidente e pieno di “pregiudizi” nel rapporto con gli altri. Professionalmente indiscutibile, capace di guizzi sorprendenti. Un uomo colto e dalle grandi capacità intellettive, spesso, sopraffatto dall’atavica indolenza che l’accompagnava suo malgrado. Non si voleva bene “devi pensare alla tua salute” lo pungolavo continuamente “devi dimagrire”, ma lui sorrideva “lassami futta”. Quanto lavoro abbiamo fatto insieme, gomito a gomito, instancabili e senza soste perché “Ami i lavurà, compà”. Sempre e solo lavoro, poche volte ci siamo concessi “una “serata di pizza” perché, diceva sempre “nun ci su sordi”. Andammo a Milano e poi a Roma per vederci riconosciuti i nostri diritti “esami professionali superati a pieni voti” nonostante birbanti, traffichini e squallidi personaggi”. L’avventura nella carta stampata è stata faticosa ed esaltante con risultati “lusinghieri”, poi le strade professionali si sono divise, ma l’affetto e la stima mai. Un fratello, un amico, un collega che non c’è più, ma restano i ricordi: densi e indelebili. Ti vorrò sempre bene!”