Vedi Napoli e poi… nasci

L'inchiesta della procura di Catanzaro e il rinvio a giudizio di 4 ginecologi del Pugliese, in qualche modo orbitanti attorno al centro di procreazione medicalmente assistita. Gli inquirenti ipotizzano la truffa e la falsità ideologica nonché il danno erariale nei confronti dell'azienda ospedaliera per la prescrizione gratuita di terapie non comprese dal sistema sanitario. Il tutto, in gran parte, per trasferire in due centri campani le pazienti. Il ruolo centrale del professor Zullo

Prescrizione di terapie gratuite in ospedale quando, in gran parte, gratuite non sono perché non rientrano nell’orbita del sistema sanitario. In alcuni casi, peraltro, prescrizione di terapie e farmaci senza neanche l’accesso successivo in ospedale. E “transito” poi di un nucleo sistematico di pazienti in due centri campani che si occupano di procreazione medicalmente assistita quando il “tutto” nasce nel Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, che ha l’unico centro calabrese di procreazione medicalmente assistita. Con un “particolare” in più non di poco conto. Uno dei ginecologi, dei prof che da Catanzaro fa il tifo e spedisce a Napoli le pazienti, sarebbe comproprietario di una di queste strutture campane.
Con queste ipotesi di accusa, e questi scenari inquietanti sullo sfondo, il gup di Catanzaro Paola Ciriaco nei giorni scorsi ha rinviato a giudizio 4 ginecologi che gravitano attorno al Pugliese Ciaccio di Catanzaro. Accolta pressocché totalmente la tesi del pm Domenico Assumma.
A processo Fulvio Zullo, direttore dell’Unità operativa Universitaria di Ostetricia e ginecologia. Roberta Venturella, responsabile del Centro di procreazione medicalmente assistita. Menotti Pullano, attuale responsabile dell’Unità operativa aziendale di Ostetricia e ginecologia e Roberto Noia, dirigente medico in Ostetricia e ginecologia dello stesso Pugliese. Tutti medici chiamati a rispondere dei reati di abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa.
In particolare, in base alle accuse mosse dalla procura e alle indagini svolte dalla polizia giudiziaria, i sanitari avrebbero procurato un ingente danno alla pubblica amministrazione «prescrivendo piani terapeutici a pazienti che non ne avevano diritto e, in alcuni casi, che non avevano neppure mai fatto accesso all’ospedale Pugliese di Catanzaro».

I reati di maggior rilievo (falso ideologico e truffa) secondo la procura di Catanzaro coinvolgono i professori Zullo e Venturella, che fanno parte anche dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Mater Domini. Dal primo capo di imputazione mosso dalla procura di Catanzaro si rileva che «il Prof. Fulvio Zullo, nell’esercizio delle sue funzioni di Direttore del Dipartimento Universitario di Ostetricia e Ginecologia presso l’A.O. Pugliese-Ciaccio di Catanzaro sino al febbraio 2017 e, successivamente, come consulente ginecologico/oncologico sino a tutto l’anno 2019, in qualità di pubblico ufficiale, con artifizi e raggiri attestava false diagnosi per dispensare gratuitamente farmaci altrimenti “a pagamento” a proprie pazienti (inducendo in errore l’Azienda Ospedaliera) e sottoscriveva piani terapeutici ai sensi delle note Aifa a favore di pazienti che non avevano mai fatto regolare accesso al Reparto di Ginecologia ed Ostetricia dell’Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio». Nel secondo capo di imputazione «Zullo in concorso con Venturella emetteva 281 piani terapeutici a favore di 177 pazienti (di cui solo 55 piani terapeutici rilasciati a n.33 pazienti del centro PMA di Catanzaro diretto da Venturella) finalizzati alla somministrazione di farmaci per la successiva procedura di PMA (procreazione medicalmente assistita) presso la “Casa di Cura Ruesch” ove opera l’associazione Genera Napoli», di cui Zullo dovrebbe detenere il 50 per cento delle quote, «procurando intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale alle predette cliniche per complessivi 719.482.94 euro, pari alla somma versata da tutte le pazienti recatesi presso le sopra citate strutture sanitarie campane per sottoporsi alle pratiche di procreazione medicalmente assistita».
Nei confronti di Roberta Venturella, invece, responsabile del nuovo Centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale Pugliese, unico centro in Calabria, la procura di Catanzaro muove l’accusa di aver «sottratto pazienti infertili alle cure del Centro stesso per trattamenti presso la stessa casa di cura privata ‘Ruesh’ di Napoli dove lo stesso Zullo è operante sia come professionista sia come azionista». Interessante notare come il personale medico e i biologi afferenti al Centro di PMA di Catanzaro abbiano stretti contatti “lavorativi” e “personali” non solo con Zullo e Noia, ma anche e soprattutto con la Clinica “Ruesh” e l’associazione “Genera – Napoli”.
Nel corso dei mesi precedenti gli avvocati dei ginecologi interessati dal rinvio a giudizio avevano sottolineato che nessuna paziente si fosse costituita parte civile o avesse accusato i ginecologi. In verità, appena prima del rinvio a giudizio, l’associazione Hera Onlus, una delle principali associazioni di pazienti impegnate nel campo della promozione della ricerca scientifica nell’ambito della procreazione medicalmente assistita e dell’assistenza ai pazienti di questo settore, ha deliberato di costituirsi parte civile (nei tempi processuali di cui al codice di rito). L’associazione, infatti, ritiene che «l’accesso alle cure presso i centri afferenti al Ssn (sistema sanitario nazionale) debba essere assicurato a tutti in base ai criteri stabiliti dalla legge e che qualsiasi abuso si ripercuota sulla garanzia dell’effettività del diritto alla salute, garantito dalla Costituzione come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». A tal proposito, tra le finalità statutarie dell’associazione Hera rientrano, appunto, il supporto e l’assistenza ai pazienti (che poi solo le vittime, spesso inconsapevoli, delle condotte contestate dalla procura di Catanzaro ai dirigenti medici coinvolti nell’inchiesta…).

T.C.