Terme Luigiane, lavoratori in protesta: vogliamo il lavoro

Nuova manifestazione sabato 10 luglio sulla strada di accesso al compendio termale per chiedere la riapertura degli stabilimenti

I lavoratori delle Terme Luigiane sono ritornati a manifestare sabato 10 luglio sulla strada di accesso al compendio termale, chiedendo con forza la riapertura delle Terme per garantire loro il diritto allo stato occupazionale. Una manifestazione promossa dal sindacato provinciale Cisl di categoria, con a capo il segretario Gerardo Calabria, e con il sostegno dell’Associazione “Comitato lavoratori Terme Luigiane”.
Una manifestazione che, oltre ai lavoratori, ha visto la partecipazione di diversi curandi delle Terme Luigiane, imprenditori locali, cittadini dei due comuni, alcuni sindaci della fascia tirrenica. Era presente anche il consigliere regionale, Pietro Molinaro, che da più mesi sta sostenendo i lavoratori nelle loro azioni di lotta  per la difesa dei loro posti di lavoro e dell’apertura immediata delle Terme. Lo sta facendo attraverso delle lettere puntuali e precise inviate al presidente f.f. della Giunta regionale, Nino Spirlì, all’assessore Fausto Orsomarso e ai due sindaci dei comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese, denunciando la disastrosa gestione della vicenda.
Molinaro ha rilevato che la situazione è tale da necessitare la revoca della concessione per evitare un disastro finanziario alle due amministrazioni comunali e alle comunità dell’area. In ultimo, nei giorni scorsi, ha pure denunciato e sollecitato il presidente Spirlì ad intervenire con urgenza, ricordando che spetta alla regione e non ai comuni, a norma della delibera della giunta regionale n. 183 del 26 aprile 2012, stabilire le tariffe sulla concessione delle acque minerarie termali.
Alla discussione,  moderata  dal sindacalista della Cisl, Gerardo Calabria, sono intervenuti: il consigliere regionale Pietro Molinaro, Anna Falcone e Carlo Tansi, candidati entrambi alle prossime elezioni regionali con Luigi De Magistris la prima e alla presidenza il secondo; Tommaso Cesareo, assessore al Comune di Cetraro; Sergio Gimigliano, candidato nelle liste di De Magistris; Luca Morrone, vicepresidente del Consiglio regionale; nonché i consiglieri di minoranza del Comune di Guardia Piemontese D’Agelis e del Comune di Acquappesa, Avolio e Ricco.
Tutti hanno espresso parole di condanna sulla chiusura delle Terme Luigiane e sui comportamenti dei due sindaci Tripicchio e Rocchetti, del presidente Spirlì, che ha assunto nell’ultimo mese una posizione complessa di non intervento, mentre in precedenza si era espresso per l’apertura delle Terme a sostegno dei lavoratori e curanti; nonché dell’assessore regionale alle attività produttive e al termalismo Fausto Orsomarso,  dalla cui posizione e comportamento si è dissociato il vice presidente del Consiglio regionale, Luca Morrone, pur militando nello stesso partito.
Alla manifestazione non hanno partecipato, pur invitati dal sindacalista Gerardo Calabria, né i due sindaci e nemmeno il presidente Spirlì e l’assessore Orsomarso, come anche tutti quei consiglieri regionali della provincia di Cosenza, che militano nel Partito Democratico, e che negli anni passati hanno contribuito all’approvazione di leggi e norme regionali che hanno portato al disastro e alla chiusura delle Terme Luigiane.
«Il bene dei calabresi lo costruiscono i costruttori. Chi costruttore non è, diventa un fabbricatore di quel male che le nostre genti ben conoscono». Sono parole del presidente Spirlì riportate in un suo comunicato stampa del 16 giugno, sulla vicenda delle Terme Luigiane. I lavoratori aggiungono oggi, alla luce della desolazione che si è creata nel compendio termale con la chiusura dei due stabilimenti, che alla figura del “costruttore” si frappone quella del “fabbricatore” e peggio ancora quella dei “ distruttori”.
È ciò che oggi sta accadendo alle Terme Luigiane, tra lo stupore e la sofferenza di tante persone, a primeggiare sono appunto i “distruttori”. Certamente, la candidatura di Spirlì alla vicepresidenza della Giunta regionale con il candidato, on. Roberto Occhiuto, è esposta a una bocciatura. Un pensiero questo che aleggiava stamani tra i lavoratori e non solo, partecipanti alla manifestazione di protesta.