È proprio “un’Arena” (e Morra “scopre” Cesareo e Muto…)

Nell'ultima tappa del talk di Giletti su La 7 in scena la rissa coast to coast dallo Jonio al Tirreno passando per una puntatina (dell'ex direttore sanitario di Cetraro) dal boss Pelle a San Luca. Un massacro in diretta tv con molte ombre (inquietanti) dietro le quinte...

È proprio “un’Arena” invece, a dispetto della negazione che sta nel logo. L’ultima tappa del talk di Giletti su La 7 coincide forse con il punto massimo, e non necessariamente più alto, del “circo di Calabria”, fango che si sposta e schizza (troppo) agevolmente dallo Jonio al Tirreno passando per una puntatina più a sud fino ai piedi dell’Aspromonte direttamente a casa della griffe Pelle, un cognome una garanzia in termini di ‘ndrangheta formato europeo. E non è tutto perché prima di passare ad altro con agilità (dal Recovery a Ciro figlio mio, figlio di Beppe Grillo) Giletti ovviamente annuncia che il “postribolo” di Calabria continuerà il serial alla prossima puntata.
Le telecamere iniziano il malizioso giro da Cariati, epicentro del caso della settimana perché all’interno di un liceo una dirigente scolastica (ovviamente autorizzata se non coadiuvata da figure di regnanza dell’Asp territoriale) pensa bene di vaccinare una sessantina di maturandi. Si inscena la “provocante” formula dei vaccini che stanno per scadere, cosicchè i giovanotti e la scuola sono persino eroici nel non farlo cestinare. Ma come neve al sole, sciolta peraltro retroattivamente, la verità ci mette pochissimi secondi a venir fuori, già abbondantemente spalmata su scala locale. Per vaccinarsi i ragazzi dovevano prenotarsi prima, discretamente prima. E inviare una mail. Quindi, di fiale low cost che scadono, neanche l’ombra perché è impossibile stabilire una settimana prima quante dosi verranno realmente utilizzate e quante, scongelate, rischiano il cestino della spazzatura (mai accaduto, fin qui, in Calabria).
Della serie, non ci voleva la “zingara” a far le carte, il progetto dei vaccini ai maturandi del liceo è seriale e “bilaterale”, se non con “tre teste” al comando. Manca il movente, quello serio. Quello vero. E manca chi mette la faccia a difesa di una iniziativa che se spiegata come si deve riesce persino a trovare una certa virilità. Ma il talk televisivo cerca invece il nome formale dei responsabili e non si accorge di averlo già in “didascalia”, è nelle cose. La dirigente scolastica fa il nome e il cognome della dirigente Asp che autorizza l’operazione. Non c’è molto altro ancora da rintracciare, in termini di nomi. Né funzionano ombre precostituite e nemmeno censori moralizzatori locali (cariatesi), prevalentemente di natura politica. Sui media locali, i moralizzatori, spendono tesi di “paranza” a Cariati sui vaccini negli ultimi tre mesi. Dimenticando però d’essersi loro stessi vaccinati a 47 anni a metà aprile e senza accusare particolari patologie. Ma tant’è.
Dopo di che il talk di Giletti, con una giravolta spaziale ma senza stelle che brillano, passa poi dall’altra parte e precisamente a Cetraro. E per l’occasione si lascia “fucilare” sul pulpito l’ormai ex direttore sanitario dell’ospedale e cioè Vincenzo Cesareo, anche lui un nome una garanzia. Indagato dalla procura di Paola per avere un po’ esagerato tra Panda di servizio e «tamponi da fare pure ai gatti», nonché a tutti gli amici e agli amici degli amici. Iconografica immagine della sanità cialtrona di Calabria che però non conduce a nulla di nuovo e a nulla di intrigante, è prassi consolidata non solo tra i camici dirigenziali del Tirreno al punto che tocca al neo papà Pierpaolo Sileri, provato in viso dalle prime notti insonni, sottolineare quanto fosse concreto il rischio della “punta dell’iceberg” il caso Cesareo in Calabria. Un caso come un altro, come altri, come tanti altri.
Senonché lo schema (tra il superficiale e il poco incisivo, ancorché scenografico) non viene rotto e in modo inquietante da Nicola Morra, il presidente dell’Antimafia. Giletti quando gli passa la palla non immagina nemmeno quante frasi (anche esoteriche) si possono nascondere quando lo introduce come conoscitore anche di Cetraro. Morra aggredisce subito Cesareo, al collo. L’ex direttore sanitario di Cetraro, fino a quel momento abilitato e preparato a districarsi tra una gita fuori porta con la Panda dell’ospedale e un tour all’Ikea di Salerno in orario di servizio, si trova all’improvviso nel basso ventre il suo presunto e totale collegamento con la cosca Muto, la cosca di ‘ndrangheta per eccellenza e non solo nell’alto Tirreno cosentino. È Morra a sbattere in diretta tv le “amicizie” imbarazzanti di Cesareo non prima d’avergli ricordato che ha girovagato tutto l’atrio politico calabrese in cerca di gloria. Ma c’è un dettaglio che passa inosservato. Morra inizia l’aggressione mediatica esattamente quando Cesareo sta balbettando nervosamente una sua tesi. Difensiva, certo. Ma una sua tesi. Non finisce neanche di esprimerlo tutto, il concetto. Ma si intuisce. Cesareo dice di aver presentato denunce lui in procura, naturalmente a Paola. E poi c’è il non detto, ovviamente interrotto dall’irruzione violenta di Morra, e cioè che per tutta risposta s’è trovato indagato lui invece. Chissà. Troppo, o troppo poco, per catturare l’attenzione del talk scenografico che ormai invece ha preso con i decibel di Morra il sopravvento. Anche perché il presidente Antimafia tocca i fili di ‘ndrangheta, e dei Muto, con fare agitato e con gli occhi poco distaccati. Finché poi non decide di spostare la “logistica” aggredendo Cesareo fino all’Aspromonte, citando una intercettazione che ritrae l’ex direttore sanitario a casa del boss Pelle a San Luca non prima d’aver detto «qui mi sento a casa mia». Imbarazzante la difesa improvvisata da Cesareo che se avesse immaginato il “postribolo” non si sarebbe prestato alla fucilazione. Immaginava di doversi difendere dalla Panda e dall’Ikea e da qualche ora in bella compagnia in Sila, ovviamente in orari di servizio. S’è trovato in mezzo tra i Muto di Cetraro (Polimeni aggiunge poi che una sua congiunta avrebbe sposato il braccio destro del boss di Cetraro) e una capatina dai Pelle a San Luca. Forse un po’ troppo per una porzione di “Arena” tra vaccini ai 18enni a Cariati e il focus sul figlio di Grillo. E soprattutto più che abbondante per silenziare totalmente quel “qualcosa” che Cesareo stava provando a dire…

I.T.