Se la montagna (di debiti) partorisce il topolino: tutti i limiti dell’atto aziendale dell’Asp di Cosenza

Proprio allo scadere dei 90 giorni (pena la sua decadenza) il commissario La Regina sigla un documento che rischia di incidere poco, o per niente, nel “cuore pulsante” dell'azienda tra le più grandi del Mezzogiorno (con 1,5 miliardi di bilancio annuo e un miliardo di contenziosi...)

Poco più di un “topolino” partorito sul finale di partita, prima dello scadere del tempo. Un compitino da portare a termine, o poco più. Da siglare entro 90 giorni dall’insediamento, pena la decadenza dell’ennesimo commissario. Più o meno questo, l’atto aziendale, è venuto fuori dalla “montagna”, dal ventre dell’Asp di Cosenza, la più ing ombrante e piena di euro che c’è in Calabria e tra le più grosse del Mezzogiorno. Il commissario La Regina aveva un solo modo per scongiurare valigie premature, mettere la firma sopra l’atto aziendale entro i 90 giorni dal suo insediamento, appuntamento ch e scade proprio il 10 di aprile. Ed eccolo quindi l’atto a pochi istanti dal triplice fischio finale, l’atto più importante per un’azienda monstre da 1,5 miliardi di euro di bilancio annuo e da un miliardo di contenziosi in pancia. Un atto che sulla carta deve poter contare su 750mila cittadini e quindi potenziali utenti, 155 Comuni, tre ospedali spoke. E con una pandemia in corso e con un anno di cadaveri (di varia natura) alle spalle a fare da cornice. Come se ne esce da un atto del genere, così prezioso? Semplice, dalle parti dell’Asp più grande che c’è. Se ne esce con l’aiuto “determinante”, nella stesura, di un veterinario. Hai visto mai. E chissà se c’è anche questo alla base delle diverse discrasie, se non irrazionalità, che spuntano dall’atto stesso. A cominciare da alcune leggi nazionali (non rispettate) e dagli stessi Dca emanati (e non rispettati) in questi anni dall’Ufficio del commissario. In particolare il Dca 65 del 2020, che ridisegna la rete territoriale, ci sono evidenti “strafalcioni” nella redazione del piano aziendale. All’interno dell’atto poi non vi è nessuna azione che riguardi quest’ultimo anno di pandemia, quantomeno era da attendersi un rafforzamento dei dipartimenti che poi sono quelli in prima linea nella lotta cominciare dal dipartimento urgenzaal Covid. A emergenza, dal 118, da quello di prevenzione. In più, le Usca e la Cot che sono stati creati da una direttiva del governo nazionale, necessitavano di essere rafforzati con progetti più importanti dal momento che il governo stesso li ha ideati e finanziati. Sono strutture con all’interno personale a tempo determinato, necessitano di progetti e potenziamenti. Ma sia nelle Usca che nel Cot tutto il personale è a tempo determinato, il problema non è stato neanche affrontato nell’atto aziendale. minimanente È poi un atto aziendale che rinuncia completamente alla cura e al recupero della diagnostica dopo un anno drammatico di Covid. Il territorio Asp è indietro di circa 2milioni di prestazioni per malattie non Covid e circa 400mila esami diagnostici non effettuati, sempre causa del Covid che ha ovviamente bloccato tutto. Non c’è nulla nell’atto aziendale dell’Asp di Cosenza che faccia ben sperare nel recupero clinico e diagnostico di questo anno maledetto. Questo at to aziendale poi non va nella direzione del rafforzamento della medicina territoriale, contrariamente a quanto stabilito invece dal ministro Speranza che per questo settore ha implementato con 9 miliardi di euro gli investimenti. Sempre più si privilegia l ‘ospedalizzazione e non il territorio, un film già visto purtroppo. Scarsa penetrazione della medicina territoriale che poi è alla base del disastro Covid nella provincia di Cosenza, i morti sono lì a testimoniarlo. Per non dire della piaga delle liste d’a ttesa, eterne liste d’attesa. Niente di niente per abbatterle, semmai il contrario. A titolo solo esemplificativo, giusto per perimetrare l’assoluta irrazionalità di questo atto aziendale, l’investimento dell’Asp per il campimetro, strumentazione che deve misurare il campo visivo dei pazienti oculistici nei presidi provinciali, salvo poi non mettere praticamente nulla nell’atto aziendale stesso, la strumentazione non viene neanche citata (dopo essere stata comprata). C’è poi il mancato potenziamento di alc uni uffici strategici, peraltro finiti nel mirino dei rilievi della Corte dei Conti e della procura della Repubblica. Riguarda il mancato potenziamento del sistema del bilancio e dei conti e quello dell’ufficio legale, il quale si occupa come è noto di un contenzioso storico che sfiora il miliardo di euro. Numeri impressionanti che girano, tonnellate di fatture, occhi puntati di procura e Corte dei Conti ma nell’atto non c’è nulla che possa somigliare al rafforzamento e alla razionalizzazione di questi uffi ci. È solo un “topolino”, del resto, il documento. Partorito sul finale di partita dalla “montagna”, in tutta fretta. Prima che il commissario fosse costretto a riempire premature valigie…

Giordano Bruno