40 morti e 2mila casi in 5 giorni: benvenuti “nell’arancione” di Calabria…

Percentuale di positività mai sotto il 13% e Fondazione Gimbe a registrare un incremento medio del contagio su numero di abitanti. Ospedali in affanno con l'hub di Cosenza assediato dal Covid dentro e fuori. Interi centri, anche molto grossi, bersagliati dal virus. Ma passa la linea “aperturista” del governo (sponda leghista) che accontenta le Regioni che ne hanno (colpevolmente) fatto richiesta. C'era una volta il f.f. Spirlì che chiudeva le scuole per salvare bimbi e famiglie...

Negli ultimi 5 giorni, Pasquetta compresa che poi vuol dire processare nei laboratori i tamponi che alcol e pastiere hanno permesso di processare, ci sono stati poco meno di 2mila casi di positività al Covid-19 in Calabria. Una media di 400 al giorno, ovviamente non considerando tutte quelle positività “esoteriche”, misteriose, che appaiono e scompaiono in base alla volontà pioneristica del contagiato di autodenunciarsi all’Asp di riferimento (un gran numero ogni giorno fa tampone rapido nei laboratori salvo richiedere esito in esclusiva, poi decide che fare…).
E non è tutto, anzi non è proprio niente. Sempre negli ultimi 5 giorni ci sono stati in Calabria poco meno di 40 morti per Covid-19. Un numero che impressiona solo se ci metti la carta carbone di sotto. Nel corso della famigerata prima ondata, quella che in Calabria ha visto i calabresi dietro i vetri di casa e con le bandiere al balcone ma con il virus solo in tv e in diretta da Bergamo e Milano, una quarantina di morti non si sono mai raggiunti nemmeno da inizio marzo a fine aprile.
E non è tutto, anche se potrebbe bastare. La percentuale di occupazione Covid nelle terapie intensive dei principali ospedali e hub calabresi è al 24% ma in crescita, la soglia limite è del 30%, con l’Annunziata di Cosenza letteralmente assediata dal virus dentro e fuori. Nei pressi del pronto soccorso più di 30 i malati in attesa vana di un letto, tutti i reparti che si potevano occupare sono stati occupati. Fuori ambulanze che sperano di sbarellare. Dentro l’ospedale un cluster di positività tra medici e infermieri, almeno una decina, peraltro vaccinati e con seconda dose.
E non è tutto, anche se potrebbe e dovrebbe davvero bastare. Secondo la Fondazione Gimbe, ente autonomo (di questi tempi una certezza…) che monitora il contagio settimanale regione per regione, in Calabria nell’ultima settimana il dato è ulteriormente peggiorato. Ci si riferisce ai “casi attualmente positivi per 100.000 abitanti” che si è fermato a 607. Per Gimbe oltre la soglia di saturazione, nello stesso periodo di tempo, i posti letto in area medica occupati al 47% della capacità, da pazienti affetti da Covid-19.
La Fondazione Gimbe, nel suo messaggio di “allert” destinato alla Calabria, cita anche i pochi vaccini somministrati fin qui ma in questo caso il virus c’entra poco, potrebbero essere più le procure le vere destinatarie del rapporto. Di sicuro, e qui non c’è bisogno di Gimbe, il tracciamento è andato a farsi benedire e da parecchio. Ci sono ancora tamponi del 30 marzo da processare e che giaccono nei frigo di Asp e ospedali, sempre potendo contare sulla “salute” di alcuni laboratori (Rossano, per esempio) che un giorno sì e l’altro pure vanno in default. Eppure la Calabria è stata “premiata”. Sì, su richiesta, ma è stata “premiata”.
Fuori controllo il tracciamento Covid, l’inseguimento al virus. Più morti in 5 giorni che in tutta la (mai vista) prima ondata in lockdown. Ospedali hub diventati ospedali Covid, con infartuati e pazienti oncologici a spasso. Duemila casi in 5 giorni, con tamponi però da processare ancora e risalenti a prima di Pasqua. Decine e centinaia di quarantene mai comunicate, nel frattempo scadute e con parentato incrociato diviso tra scuole e uffici e tavolate. Interi centri, anche grossi, Covid non free, con il virus di casa come ad Acri, San Giovanni in Fiore, Bisignano, Cariati, Cirò, Nocera Terinese, Corigliano-Rossano, sta crescendo Crotone, Lamezia, nuovamente la Locride, area urbana di Cosenza sempre molto “calda” e a tirare la volata.
Eppure la Calabria, che con la metà dei casi in 5 giorni era finita in zona rossa, ora passa in zona arancione con 40 morti e 2mila casi, il doppio. Ma cosa sarà accaduto mai nel consueto tavolo surreale del venerdì pomeriggio? Chi e perché ha transitato dati sottostimati dalla Calabria?
Di sicuro lo sconcerto tra sindaci e operatori sanitari è dilagante. E non si contano reazioni allarmate. Della serie, se il Covid morde così le caviglie in Calabria cosa accadrà da lunedì quando sarà passato il messaggio della “promozione” in una zona con meno restrizioni?
E soprattutto, c’è ancora traccia in giro di Nino Spirlì che chiedeva con forza la chiusura delle scuole a tutela di ragazzi, bambini e famiglie? È ancora quel Nino Spirlì di cui sopra quello che invece l’altro giorno ha battuto i pugni (……..) al tavolo del governo per chiedere la riapertura in Calabria? «È iniziata la campagna elettorale – commenta un big della politica calabrese che prepara la “tavola” della dama -. Spirlì ha deciso di scendere in campo e di giocarsela. In un primo momento ha “coltivato” l’elettorato delle famiglie spaventate dal virus e dai bimbi a scuola. Oggi, esautorato dal governo in materia, coltiva l’opposto, il brand della Lega, la vicinanza ai commercianti e ai negozi in genere. La zona arancione è per loro, per far aprire le saracinesche. Altrimenti lo sanno tutti, anche a Roma, che la Calabria era ed è da zona rossa…».

I.T.