Tamponi molecolari, nessun laboratorio di Cosenza è stato autorizzato

Sono 7 in tutta la regione (ecco i nomi) ma la provincia più grande resta fuori dal giro. Nell'ultima ordinanza della Regione nuove direttive anche per i test antigenici con obbligo di comunicazione quotidiana dei positivi

Sono 7 e sono sparsi per la regione ma sono introvabili, perché non autorizzati, nella provincia di Cosenzap (che è la più grande e fa da sola quasi metà della Calabria). Sono i laboratori privati da poche ore autorizzati anche ad effettuare i tamponi molecolari, quelli che naturalmente rappresentano la “bibbia” del tracciamento del Covid. Alla (poco) modica cifra di 61,59 euro a prestazione questi 7 laboratori sono stati individuati e selezionati in aiuto alle strutture Asp e ospedaliere che evidentemente possono farne un numero limitato di test molecolari ogni giorno.
Nello specifico si tratta “Bios Diagnostic Laboratories” (Crotone); “Ippocrate” (Catanzaro); “Nusdeo” (Vibo Valentia); “Istituto Clinico De Blasi” (Reggio Calabria); “Laboratori Riuniti della Piana – Centro Diagnostico Gamma” (Gioia Tauro); “Antico Laboratori di Antico Alfredo” (Siderno); “Multimed Network” (Vibo Valentia). Come si può notare il perimetro regionale è pressocché coperto logisticamente (provincia di Cosenza esclusa, naturalmente). C’è Catanzaro, c’è Crotone, c’è Vibo con 2 laboratori, c’è Reggio ma c’è anche Piana e Locride. Grande assente, come detto, lo sterminato territorio della provincia di Cosenza e da fonti istituzionali si apprende che questa “mancanza” avrebbe seguito una sua logica sanitaria e cioè che in provincia di Cosenza vi sarebbe un maggiore investimento a caccia delle varianti al Covid. Spiegazione che non regge, o regge poco, dal momento che potrebbe valere anche l’esatto contrario e cioè che siccome il sequenziamento varianti impegna esclusivamente le strutture pubbliche proprio in provincia di Cosenza, in materia di tamponi molecolari, l’intervento dei laboratori privati avrebbe potuto rappresentare un aiuto non da poco. Ma tant’è. Tra le 7 “sorelle” dei laboratori privati che possono effettuare tamponi molecolari a euro 61,59 non vi sono strutture della provincia di Cosenza. Un dato che in sé solo fittiziamente rischia di racchiudere una stortura geografica e demografica mentre invece, al contrario, potrebbe rappresentare un limite nel tracciamento Covid nella provincia più grande.
In termini strettamente commerciali, poi, l’ordinanza della Regione traccia la linea tassativa del prezzo che difficilmente potrà essere mercanteggiato o trattato anche perché è facilmente prevedibile che questi 7 laboratori interverranno in gran parte su mandato proprio della sanità pubblica. In pratica tamponi e prestazioni commissionati da Asp e ospedali oberati di lavoro. Dal punto di vista strettamente privato e privatistico, invece, l’ordinanza della Regione che pure fissa il prezzo lascia invece aperta la possibilità che a tariffa ridotta si possano stipulare convenzioni con specifiche categorie professionali o lavoratove in genere.
Ma l’ordinanza della Regione non interviene solo in materia di tamponi molecolari ma lo fa anche per provare a mettere ordine nell’universo degli antigenici, dei test rapidi. Con un grande sospetto sullo sfondo e cioè che un corposo numero giornaliero di esiti positivi non venga comunicato alle autorità sanitarie territoriali. Una specie di rapporto tutto interno e privato tra esaminato ed esaminante, tra potenziale paziente e laboratorio.
Con accordo sulla privacy attorno all’esito da non comunicare, in caso di positività, all’Asp competente. Questa prassi avrebbe nel tempo provocato un doppio danno al sistema. Uno, più grave e immediato, al tracciamento del Covid perché poi è chiaro che se resta nella disponibilità del positivo comunicare all’Asp la sua positività questi, sempre il positivo al virus, potrebbe poi decidere di non farlo. L’altro ha a che fare con un eventuale illecito arricchimento di quei laboratori che fin qui hanno in qualche modo “protetto” i positivi non comunicando all’Asp l’esito del tampone di fatto giocando sporco e con pratiche da concorrenza sleale nei confronti invece di tutti quei laboratori, che non sono pochi, che hanno sempre comunicato e ogni giorni i propri positivi all’Asp. E non è tutto, in termini di contrasto al Covid. Perché da quando (15 gennaio) il ministero ha concesso che venissero inseriti anche gli antigenici nel report quotidiano di fatto, chissà perché ma invece forse si sa benissimo, la Calabria ne comunica sempre pochissimi e meno di tutte le altre regioni. Forse perché il dipartimento della Regione non si fida della loro affidabilità, o forse perché ne arrivano pochi esiti ogni giorno alle Asp territoriali? Fatto sta che avere pochi tamponi rapidi nel report ogni giorno provoca lentezza nel tracciamento, una percentuale di positivi su tamponi molto alta e più alta della media nazionale e un numero complessivo e reale di positivi sempre sottostimato.
Con l’ultima ordinanza la Regione prova a mettere ordine, giurare che ci riesca è un’altro discorso. È fatto obbligo quotidiano alle strutture di comunicare gli esiti dei tamponi così come è fatto obbligo di farsi rilasciare dal possibile contagiato il consenso informato sul trattamento del suo dato personale.
Altrimenti, niente tampone. Basterà per rompere quel rapporto privato e privatistico che alcuni laboratori hanno garantito nei confronti di chi effettua il tampone?

I.T.