Il destino del “Sant’Anna” nelle mani della magistratura

L'Asp di Catanzaro vincola la firma d'accreditamento 2020 (25 milioni di euro) agli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria che ha travolto il management con pensanti accuse sullo sfondo. Per l'Ota è tutto ok, per Longo forse. Ma l'azienda provinciale di Catanzaro tiene tutto sospeso. Parentela: i requisiti per l'accredimamento ci sono tutti e le criticità sono state superate

Il destino dell’eccellenza cardiologica “Sant’Anna” di Catanzaro legato più o meno indissolubilmente alle sorti e agli sviluppi dell’inchiesta della procura con pesanti accuse sullo sfondo, ovviamente in riferimento al management e non alla qualità delle prestazioni. Un fascicolo (“Cuore Matto”) che non si mostra alla parvenza privo di ulteriori sviluppi e che ha messo al centro la gestione societaria in qualità di ipotetica lobby in grado di truffare alla grande il servizio sanitario regionale. Da qui la grave crisi dell’anno appena concluso, con l’incubo del default e “dell’accappottamento” dell’intera struttura, considerata una eccellenza per quanto riguarda la cardiologia. L’accreditamento sospeso, con tutto quello che ne consegue in termini di prospettive dal momento che le cospicue prestazioni erogate è praticamente impossibile sostenerle senza poter contare sul rimborso del sistema sanitario, è il “cuore” del problema. Ne nasce un insidioso corpo a corpo tra maestranze e regnanza regionale (con il destino dei pazienti in mezzo) finché l’Ota, l’organismo tecnicamente accreditante in capo alla Regione Calabria, non “sentenzia” che anche il 2020 può essere considerato rimborsabile perché la struttura è da ritenersi accreditata (circa 25 milioni di euro all’anno). Problema spinoso risolto allora? Macché, manco a parlarne. Perché un conto è il parere dell’Ota, un altro è il probabile assenso del commissario Longo, altro ancora però è la firma in calce dell’Asp di Catanzaro guidata dal commissario prefetto Latella. Soggetto che dovrebbe acquistare le prestazioni anche per il 2020 il quale però è lo stesso che, stando all’incedere della procura di Catanzaro, sarebbe stato truffato negli anni precedenti.
Da qui lo stop, la frenata. La “penna” che non firma e che non si estrae dalla giacca perché l’Asp di Catanzaro, in una apposita delibera, lo scrive chiaro e tondo. «Verranno, comunque, valutati eventuali ulteriori sviluppi dell’inchiesta giudiziaria, meglio conosciuta come “Cuore Matto”, da cui emergerebbe gravissima truffa ai danni dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro e, conseguentemente, ai danni del Sistema Sanitario della Regione Calabria». Della serie, prima di sborsare fior di milioni per il recente passato e probabilmente per l’immediato futuro meglio dare un’occhiata agli sviluppi dell’inchiesta della procura del capoluogo. Uno scenario quindi del tutto complesso e per certi aspetti inedito, con l’essenziale iter amministrativo che in qualche modo si mette in attesa delle more di una indagine molto isidiosa ma in ogni caso ancora assai lontana da pronunciamenti definitivi.
Nel frattempo, però, il destino dei dipendenti e degli “utenti” è in bilico e sospeso e non a caso è ormai quotidiana la protesta come quella delle ultime ore con i lavoratori a presidiare le strade di collegamento con la Cittadella.
Sul tema interviene il deputato Cinquestelle Parentela secondo il quale «il Sant’Anna Hospital di Catanzaro possiede i requisiti per il rinnovo dell’accreditamento dell’Utic e risultano superate le criticità lì rilevate nello scorso dicembre. Per queste ragioni, credo che la clinica abbia tutto il diritto di ottenere dalla struttura commissariale il decreto di rinnovo dell’Utic e dunque di riprendere le proprie attività che al momento sono bloccate dalla vicenda burocratica». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Paolo Parentela, che aggiunge: «Si tratta di seguire le regole e le procedure, evitando ulteriori ritardi che produrrebbero conseguenze negative sui pazienti e i lavoratori della clinica. In proposito, anche il dg del dipartimento regionale Tutela della salute dovrebbe assumere un atteggiamento risolutivo, perché troppe persone e famiglie attendono risposte che, a questo punto, non sono più rinviabili». «Degli sviluppi del caso informerò personalmente il governo nazionale. È giunto il momento – sottolinea il deputato del Movimento 5 Stelle – della piena assunzione di responsabilità, nella consapevolezza che ulteriori lungaggini o complicazioni burocratiche determinerebbero una situazione insostenibile, anche per le azioni legali che potrebbero derivarne». «Mi appello alla responsabilità di tutti gli attori istituzionali interessati, affinché – conclude Parentela – la questione sia risolta al più presto e in via definitiva, secondo quanto chiedono le norme. Gli aspetti penali relativi all’inchiesta sull’Utic, sono nettamente disgiunti, allo stato, da quelli amministrativi. Chi sbaglia deve sempre pagare il proprio conto con la giustizia, ma nella fattispecie non possono rimetterci i malati e i dipendenti del Sant’Anna Hospital».
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I.T.