Covid, ora è l’area del Crati a fare il pieno

Solo nell'ultimo report giornaliero 33 casi a Cosenza, 21 a Bisignano, 18 tra Acri e Montalto e 20 tra Castrolibero e Rende

Tra Cosenza (33 casi nell’ultimo report giornaliero), Rende (12), Montalto Uffugo (9), Castrolibero (8), Zumpano (7), Marano Principato (5), Carolei (4) e Mendicino (4) sono 82 i casi di positività al Covid relativamente a quella che si può considerare, sostanzialmente, un’unica area urbana. Un unico affaccio sulla valle che costituisce di fatto una sola città. Non pochi 82 casi in un giorno, per niente pochi soprattutto se proiettati in un trend. Gli ultimi dati giornalieri restituiscono questa come area maggiormente colpita dal Coronavirus in tutta la regione. L’intero territorio dell’Asp di Cosenza fa registrare 176 nuovi casi, abbondantemente più delle altre province. E all’interno di questi 176 nuovi casi, come detto, ben 82 con incidenza all’interno della grande area urbana di Cosenza. Il resto lo fanno Bisignano e Casali del Manco, con ben 21 casi a testa. Acri con 9, Spezzano della Sila con 7, Fuscaldo e Lattarico con 5 a testa. Quel che rimane dell’immenso circondario della provincia di Cosenza fa registrare invece forme di positività residuali con il grosso centro di San Giovanni in Fiore con un solo caso e Altomonte e Luzzi con un paio a testa.

Si raffredda sensibilmente invece la “temperatura” da Covid lungo l’asse Corigliano-Rossano, “solo” 11 casi nell’ultimo report giornaliero. Il pieno la grossa città dello Jonio cosentino l’ha fatto nei giorni precedenti anche se va detto che sono molti i tamponi in esito attorno a dei grossi focolai che stanno tenendo in ansia la città. La sensazione generale, tuttavia, è che ora sia la valle del Crati a tenere più in ansia e non a caso la tensione all’interno dell’ospedale dell’Annunziata ormai è alle stelle. Non solo per i posti letto che sono al limite, ordinari o di intensiva. Ma anche per una irrazionale organizzazione che di fatto ha svuotato l’ospedale da campo, ottimo ausilio Covid, a favore della campagna di vaccinazione. In un contesto del genere finisce per non essere marginale nemmeno l’abbandono del primario del pronto soccorso, ufficialmente perché vincitore di un concorso che l’ha spedito in Lombardia. Ma non sono pochi quelli che restano convinti che ci possa essere anche dell’altro sotto, a cominciare proprio dall’invivibilità di un hub che in piena terza ondata Covid rischia di espoldere.

I.T.