Bisignano da record, Acri fa paura, Albidona invasa: alle origini della zona rossa (di Calabria)

Nell'ultima settimana la provincia di Cosenza ha fatto il pieno di contagi tra area urbana e Presila. Questo, ma non solo, alla base delle maggiori restrizioni in arrivo per tutta la regione da martedì

Un numero che fa impressione, da record. Tanto più se si considera che è già un paese (per quanto grosso) sottoposto a restrizioni piuttosto dure. Stiamo parlando di Bisignano, centro della Presila cosentina che con Acri (molto male anche qui la situazione Covid) e Luzzi (casi in aumento) fanno un atrio esteso e abitato quanto se non più dell’area urbana di Cosenza. Un numero da record nel venerdì del report dei tamponi Asp.
Sono ben 80 i casi di positività riscontrati in un solo giorno a Bisignano. Che già contava decine e decine di casi attivi e con scuole chiuse (forse troppo tardi ma non per colpa del Comune). Un numero impressionante che sommato ai 17 di Acri (il 50% di percentuale di positività su tamponi) fanno un centinaio di casi in più in un giorno solo e soltanto nella Presila cosentina.
Forse sono da rintracciare (anche) qui le origini della zona rossa di Calabria. Con una provincia di Cosenza decisamente sofferente negli ultimi giorni e con particolare riferimento all’area urbana e, appunto, alla Presila. Bisignano da record, non c’è alcun dubbio. Acri da paura perché nonostante la zona rossa prevebtivamente chiesta e ottenuta dal sindaco il tracciamento dei contagi esistenti continua a mietere altre positività (come detto il 50% degli ultimi tamponi esitati). Senza contare, naturalmente, il resto del circondario che dà sulla valle sud del Crati fino alle Serre cosentine. Sono ormai un centinaio i casi attivi a Montalto Uffugo, con scuole (finalmente) chiuse da qualche giorno e con prospettive annunciate dal sindaco di possibile zona rossa comunale a prescindere poi dagli esiti ministeriali che hanno decretato per tutta la regione il colore con maggiori restrizioni. Poco meno di una cinquantina i casi attivi a Castrolibero, una trentina a Mendicino mentre tra Rende e Cosenza si contano più o meno 500 di positivi tra ricoveri e quarantene domiciliari. Il tutto, ovviamente, senza mai dimenticare il fuoco ardente dello Jonio con la città di Corigliano-Rossano che in settimana fa almeno un paio di volte il pieno di tamponi positivi che poi si traducono in ambulanze fuori dall’ospedale di Rossano in attesa di “sbarellare” pazienti, come si dice in un infelice gergo. Male anche la vicina Albidona con 33 casi. Che poi è quello che accade naturalmente anche nel piazzale dell’Annunziata di Cosenza dove nella serata di giovedì si sono riviste scene che non si vedevano da novembre, una decina di ambulanze in fila in attesa di poter far monitorare pazienti Covid in un contesto comunque di saturazione dei posti letto ormai alle porte. Se nella seconda ondata (ottobre e novembre) è stato poi il Reggino a prednere il sopravvento Covid, soprattutto nella seconda parte e fino a Natale ora non c’è dubbio, è la provincia di Cosenza a “tirare la carretta” del contagio. Una provincia troppo grande, contaminata e contaminabile, da poter chiudere in zona rossa a prescindere dal resto della regione (dove però ci sono altre zone “rosse”, dal Cirotano al Vibonese alla tensione su Lamezia e Soverato). Da qui la decisione di piazzare preventivamente tutta la Calabria in zona rossa con un indice Rt a 1,37 che indica una chiara tendenza al peggioramento del contagio. Indice Rt che è calcolato mediamente su base regionale, così come il numero medio dei contagi su 100mila abitanti. Ma è chiaro che in alcune zone la situazione è più grave e in altre meno.
Comunque sia da martedì (termina il 30 marzo il vecchio decreto “arancione”) la Calabria passa in zona rossa. Quindi anticipo di vacanze di Pasqua per le scuole, negozi chiusi ad eccezione di generi alimentari e servizi essenziali come farmacie, divieto di spostamento non solo al di fuori del proprio comune ma anche all’interno dello stesso, ovviamente fatta eccezione per comprovate esigenze lavorative e motivi di salute. Scattato il sabato di Pasqua però, e fino al lunedì di Pasquetta, la zona rossa viene leggermente allentata nella parte in cui si concede a due persone in un giorno (più eventuali figli minori al seguito), e una volta sola al giorno, di far visita a parenti o amici. Oltre a questo però, zona rossa che nel sabato di Pasqua e a Pasqua con negozi e ristoranti chiusi.
La zona con massima restrizione per la Calabria dovrebbe durare fino a venerdì 9 compreso ma è chiaro che poi ogni settimana il report potrebbe essere aggiornato anche se per uscire da maggoiri restrizioni dovrebbero passare 2 settimane con miglioramento indice Rt.

I.T.