Amministrazione giudiziaria per azienda dei rifiuti: proprietario vicino ai clan

Diversi dipendenti della società risulterebbero pregiudicati o comunque contigui ad ambienti malavitosi

Avrebbe incrementato il proprio fatturato grazie ai rapporti con i clan Cappello-Bonaccorsi, Momina, Barreca e De Stefano. Per questo motivo la Guardia di Finanza di Siracusa, nell’ambito dell’operazione “Good company”, ha eseguito una misura di prevenzione patrimoniale antimafia sottoponendo ad amministrazione giudiziaria la Tech Servizi Srl, azienda di Floridia che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Il provvedimento del tribunale di Catania, emesso su richiesta della Procura distrettuale etnea, scaturisce da una serie di approfondimenti del nucleo di polizia economico finanziaria di Siracusa, su informative dello Scico delle fiamme gialle e con la collaborazione della Dia di Catania.

Approfondimenti che hanno fatto ritenere agli inquirenti che la società abbia agito in regime di “contiguità con diversi ambiti della criminalità organizzata” e, pertanto, esposta al rischio di infiltrazioni e condizionamento di stampo mafioso. Per questo già nel mese di febbraio del 2020 il prefetto di Siracusa aveva emesso un’informazione interdittiva antimafia.

Secondo le fiamme gialle, dunque, l’amministratore di fatto e di diritto della società, Christian La Bella, avrebbe intrattenuto “rapporti con diversi esponenti della criminalità organizzata, che avrebbero permesso la crescita del fatturato dell’azienda”. Sempre in base alla tesi degli investigatori, questa sarebbe passata da poco più di 6 milioni e mezzo di euro del 2008 agli oltre 42 milioni del 2018. Nel 2014 il fatturato sarebbe raddoppiato rispetto alla precedente annualità, attestandosi oltre i 15 milioni di euro, anno in cui si sarebbero consolidati i presunti rapporti con alcuni esponenti della criminalità organizzata catanese. I finanzieri hanno raccolto elementi che mirando a dimostrare questi rapporti. Nel 2013, ad esempio, Christian La Bella avrebbe fatto “affari” con Giuseppe Guglielmino, ritenuto “vicino a esponenti del clan mafioso catanese Cappello-Bonaccorsi”; rapporti che sarebbero stati realizzati anche attraverso “la creazione di apposite Associazioni temporanee di imprese”. Inoltre, grazie all’intermediazione di Guglielmino, emergerebbero rapporti tra la Tech e il clan Mormina, attivo nel ragusano. Come emergerebbe dagli atti di indagini la società avrebbe fatto affari anche nel Palermitano: business che La Bella avrebbe realizzato nella Sicilia occidentale “con il beneplacito delle organizzazioni criminali”, sostengono gli investigatori. Sempre secondo le indagini, la società avrebbe avuto poi rapporti con ambienti della ‘ndrangheta. I dipendenti o collaboratori di La Bella avrebbero avuto relazioni, in particolare, con Francesco Barreca, considerato appartenente, per vincolo familiare, all’omonima ‘ndrina, storica famiglia malavitosa reggina alleata del clan reggino dei De Stefano. Inoltre, diversi dipendenti della società risulterebbero pregiudicati o comunque vicini ad ambienti malavitosi.