La Regina delle truffe milanesi parla calabrese

Per "nonna Brunella" guadagni per milioni di euro. Con tanto di conti segreti in svizzeri e ville all’estero. Anche in Thailandia, dove aveva intenzione, un giorno, di ritirarsi in “pensione”.

La “regina delle truffe” milanesi ha, in realtà, origini calabresi. Di Vibo Valentia per essere precisi. Lei è Grazia Bruna A., 71 anni, una delle tante emigrate a Milano che però, secondo la Procura di Monza, sarebbe una delle maggiori esperte di raggiri in circolazione. A riportarlo è Andrea Galli sul Corriere della Sera, che racconta il “metodo” di “nonna Brunella”: l’alternanza tra finti impieghi e finte abitazioni. “Millantava agganci ovunque, simulava telefonate a pezzi grossi romani, chiedeva una mazzetta per agevolare la pratica – scrive il Corriere – e assicurava che di lì a poche settimane avrebbe telefonato per comunicare la nuova sede di lavoro”. Com’è capitato a Maurizio C., che aveva versato cinquemila euro in contanti per ottenere un (inesistente) contratto alle Ferrovie. L’anziana gli aveva inoltre assicurato protezione visto che, diceva, la Direzione distrettuale antimafia gli stava addosso per fare alcune verifiche. I raggiri con le abitazioni. Il tutto, ovviamente, non era vero. Così come quando accompagnava chi voleva acquistare una casa nei cantieri edili, nel tardo pomeriggio quando i muratori erano andati via, grazie all’aiuto dei guardiani. Lavorava, prima di essere scoperta e cacciata, come impiegata amministrativa nelle Ferrovie. Per questo chiedeva una tangente per ottenere l’abitazione: “Del resto, spiegava – scrive ancora il Corriere – le palazzine in costruzione spettavano al personale delle Fs e bisognava per forza oliare il sistema”. Guadagni per milioni di euro. Tutte queste presunte truffe hanno portato guadagni, ipotizzano gli inquirenti, per diversi milioni di euro. Con tanto di conti segreti in svizzeri e ville all’estero. Anche in Thailandia, dove aveva intenzione, un giorno, di ritirarsi in “pensione”.

«Nonna Brunella» pescava la clientela grazie a una fittissima rete di relazioni: giorni e giorni e ancora giorni trascorsi in un quartiere divenendo intima dei commercianti, facendo loro dei doni, buttando lì, quasi per caso, la certezza che lei fosse una potente mandata dall’alto ad aiutare i disgraziati. Così faceva anche negli ospedali durante i periodici ricoveri poiché selezionava i malati, si legava a loro elargendo ogni sorta di favore, consolando, ordinando ai complici che portassero cibo, vino, giornali per allietare la degenza.