Nervi tesi al ministero per il “tarocco di Calabria”, verso misure più dure prima di Natale

I dati sui tamponi effettuati in un giorno sballano tra Roma e Catanzaro in modo troppo evidente al punto che la percentuale di positività è irrintracciabile (il 22% o il 7,5%...). Proprio nel giorno della tesissima riunione del Cts che lascia il cerino in mano al governo sulle prossime restrizioni

«Ma davvero nel bollettino regionale poi la Calabria ha riportato più di 2300 tamponi a fronte di 175 positivi? Pazzesco, pazzesco. Qui hanno inviato l’esito con soli 803 test…». Storie di ordinario “Belcastro”, verrebbe da dire. O forse storie di ordinario “tarocco” che stavolta però deve averla combinata troppo grossa a dar retta a chi se ne intende. E già perché un conto è comunicare che sono stati effettuati 803 tamponi a fronte di 175 positivi (con percentuale pazzesca del 22% nel rapporto, da zona rossissima), cosa che risulta nel database del ministero. Altro è inserire nel bollettino quotidiano regionale ben 2300 tamponi effettuati, a fronte sempre di 175 positivi (7,5% la percentuale). Troppo alta la prima e troppo bassa la seconda percentuale di incidenza per essere veri tutti e due? Ma dove sta la verità? Ma che succede ogni volta che c’è da decodificare dati che vengono dalla Cittadella? «Ma è per questo che ancora tutti continuano a ritenere dati spazzatura quelli che arrivano dalla Calabria» commenta un esponente di regnanza nazionale che ha a che fare proprio con il dicastero di Roberto Speranza, che naturalmente gradisce l’anonimato e per ovvie ragioni. «La percentuale di positivi su tamponi, quando si tratta di analizzare la curva pandemica in Calabria, balla da un giorno all’altro in maniera troppo evidente, c’è qualcosa che non va…». Già, c’è sempre qualcosa che non va. Ma stavolta, il “salto”, balza troppo agli occhi è più d’uno è convinto che si sia potuto persino correggere in corso d’opera il dato dei tamponi trasmesso al ministero. Come se ci fosse un numero di positivi “preordinato” da mandare in stampa e di conseguenza un numero di tamponi che quel numero ha generato. Se fosse così altro non sarebbe che il solito “tarocco di Calabria” ma in questo caso occorrerebbe che si prestasse un po’ più di attenzione al “dosaggio”. Soprattutto quando si tratta di comunicare i numeri a Roma. Ma tant’è. È storia più o meno nota questa ormai e chissà se c’è un perché se proprio il calabrese e plenipotenziario Domenico Arcuri è stato protagonista in giornata di un durissimo scontro con Locatelli del Cts. Arcuri non si fida più dei dati che arrivano e si fida molto più dei morti che si contano, che sono tanti. E ha un solo obiettivo in mente, rendere il Paese vivibile quando si tratterà a breve di vaccinare a tappe 40 milioni di italiani. Se arriva la probabilissima terza ondata (in realtà un rinvigorimento della seconda che non se n’è mai andata) la vaccinazione sarà impossibile e 200 milioni di fiale acquistate non possono restare negli scatoli ghiacciati. Detta in altri termini, e per tutto il giorno, Arcuri ha chiesto una zona rossa generalizzata per tutto il Paese al Cts, che è organismo fondamentale nella interlocuzione con il governo prima delle decisioni da prendere. Ma Locatelli ha fatto passare la linea del “cerino in mano” da lasciare al governo. E cioè a dire massimo rigore, assoluta necessità di irrobustire le zone gialle di restrizioni che siano congrue alle zone arancioni o rosse ma nessuna indicazione specifica. Divieto assoluto di assembramenti dentro e fuori le case, divieto di spostamento tra Comuni ma altre indicazioni il Cts non ne fornisce proprio perché c’è stata una spaccatura netta tra la linea più dura e quella più morbida sposata da Locatelli. Tra l’altro, nel corso della riunione, tre componenti dirigenziali del ministero della Salute non hanno firmato il documento del “rigore” e tra questi c’è un’altra vecchia conoscenza calabrese, Andrea Urbani, ex vice di Scura. E così tra il tutti a casa suggerito da Arcuri, Speranza e Boccia e il muso storto della dirigenza del ministero e di parte del Cts viene partorito un documento che ora toccherà al governo tradurre in nuove restrizioni prima di Natale, probabilmente entro questa settimana. Irrigidimento del coprifuoco, probabilmente alle 20 (nei giorni precedenti le feste e nei giorni di festa). Divieto di spostamento tra Comuni e chiusura di bar e ristoranti (sempre nei giorni di festa e nei giorni precedenti). Il resto, compresi i colpi di teatro o eventuali “sceneggiate”, toccherà a Conte prefigurarli prima di una conferenza online con gli italiani che stavolta si annuncia più drammatica che mai…

I.T.