Maresciallo tra boschi e imprese in odor di cosche (e Salerno…)

Carmine Greco condannato a 13 anni di reclusione dal Tribunale di Crotone. Secondo la Dda di Catanzaro avrebbe agevolato sistematicamente ditte vicine alla 'ndrangheta nel taglio abusivo dei boschi eludendo controlli e verifiche. Il collegamento con Stige e con la procura campana, dove insieme alla Stm e a Facciolla deve affrontare un altro processo a gennaio

Una condanna pesante quella che il Tribunale collegiale di Crotone ha inflitto a Carmine Greco, maresciallo dei carabinieri ed ex comandante della stazione di Cava di Melis. Così come pesanti sono le accuse nei suoi confronti che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa, al favoreggiamento, alla rivelazione di segreto istruttorio e omissioni in atti d’ufficio.
La Dda di Catanzaro aveva chiesto per lui 16 anni, in un primo momento, persino addebitandogli l’associazione mafiosa. Poi il declassamento in “concorso” e il lieve decremento degli anni di reclusione richiesti nella requisitoria dal sostituto Paolo Sirleo, altro investigatore di vertice dell’ufficio guidato da Nicola Gratteri.
Si chiude così il processo stralcio della maxi inchiesta “Stige” che ha svelato le ingerenze della cosca “Farao-Marincola” di Cirò tra le province di Crotone e di Cosenza senza tralasciare, ovviamente, il cuore della Sila.
Secondo l’accusa Carmine Greco avrebbe illecitamente agevolato alcuni imprenditori boschivi consentendo alle loro aziende di svolgere l’attività senza verifica delle autorizzazioni. Per la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il maresciallo, nella veste di comandante della stazione di Cava di Melis, avrebbe omesso di intervenire nonostante vi fossero segnalazioni sugli illeciti commessi dalle ditte in odore di mafia e avrebbe anche informato gli imprenditori «di imminenti controlli da svolgersi, intervenendo per estromettere imprese concorrenti o svolgendo personalmente indagini dove erano coinvolti gli stessi sodali, adoperandosi, anche con metodiche tali da inquinare le prove, per raggiungere risultati processuali volti a favorirli».
Ma è proprio il collegamento con la maxi inchiesta “Stige” ora a rendere infinitamente più complicata la vicenda processuale di Carmine Greco ma anche di chi con lui avrebbe consumato altri reati in altre circostanze ancora. “Stige” è tra i primi colossal della Dda gestione Gratteri, il maxi fascicolo sulla cosca Farao-Marincola considerata così potente da essere una delle “stelle” di ‘ndrangheta in grado di sedersi e trattare affari e perimetri con le consorterie della Piana di Gioia, della Locride, del Vibonese, dello Stretto. Una stella a cinque punte, quelle delle più potenti famiglie di ‘ndrangheta, e una di queste secondo gli investigatori è certamente da assegnare ai Farao-Marincola di Cirò. E con “Stige”, Carmine Greco, condivide parecchie cose a cominciare dalle imprese che sarebbero state favorite nel taglio e nella vendita della legna e che rispondono al nome di Spadafora, Tucci e Zampelli. Guarda caso, ma non sarà certamente un caso, imprese finite pure nel grande calderone proprio di “Stige”, i tentacoli della ‘ndrina jonica fino al cuore della Sila e del Cosentino. Greco avrebbe protetto questo “cartello” di imprese in odor di ‘ndrangheta anche ostacolandone altre nell’assegnazione del taglio boschivo.
E non è solo questo l’unico collegamento tra la vicenda processuale di Carmine Greco, conclusasi in primo grado a Crotone, e l’inchiesta di mafia “Stige”. Perché proprio attorno alle movenze del maresciallo e dei boschi si arriva persino alla procura di Salerno, competente per controversie tra magistrati. Una presunta interferenza nei confronti dei magistrati della Dda di Catanzaro, titolari di “Stige”, sarebbe stata messa in campo al punto che s’è reso necessario trasferire proprio a Salerno alcuni atti. Le indagini dei carabinieri del Noe, ovviamente su altre ipotesi di reato ancora, hanno poi portato al rinvio a giudizio dell’ex procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, di Carmine Greco, di Vito Tignanelli e della moglie Marisa Aquino (titolari della Stm), della stessa Stm nonché del carabiniere in servizio (sempre a Cava di Melis) Alessandro Nota. Il processo inizierà il 19 gennaio e le accuse sono varie. Si va dalla presunta corruzione al falso materiale ed ideologico. Dal semplice “aggirare” multe del codice della strada all’affidamento sospetto alla Stm di appalti di intercettazione presso la procura di Castrovillari.
Il processo di Salerno deve ancora conoscere la sua “alba” ma la pesante condanna di Carmine Greco a Crotone non solo non è banale ma rischia di rendere inevitabili alcune ripercussioni e non solo sul processo stesso di Salerno. C’è molto di “Stige” insomma nel retaggio che ha portato alla condanna di Greco a Crotone e, di riflesso, una “costola” di questo scenario arriva poi a Salerno dove lo stesso Greco è a processo con l’ex procuratore di Castrovillari Facciolla e con Vito Tignanelli, ovviamente per altre faccende ancora. Il maresciallo Greco, che è innocente a tutti gli effetti fino alla Cassazione, diventa quindi in qualche modo centrale in questo “risiko” giudiziario. E la condanna a 13 anni di reclusione per lui (in primo grado) non è detto che resterà senza conseguenze…

I.T.