Lupacchini avrebbe tratto in inganno il prefetto di Catanzaro

L'ex pg del capoluogo di regione a giudizio con rito immediato il 28 gennaio. È accusato di falso ed errore determinato dall'altrui inganno allo scopo di vedersi incrementare il livello di scorta

Se è vero che quasi sempre il fine giustifica i mezzi è anche vero però che bisogna poi vedere quali sono i “mezzi” e soprattutto di quali protagonisti in campo stiamo parlando. Perché se è un procuratore generale presso la più importante Corte d’Appello di Calabria il “protagonista” di un presunto raggiro ai danni del prefetto e quindi del rappresentante di governo la “massima” del fine che giustifica i mezzi potrebbe non valere più. Otello Lupacchini, è lui il “protagonista”, avrebbe tratto in inganno il prefetto di Catanzaro e la prefettura del capoluogo così da vedersi assegnato un livello di scorta più forte, sicuro, dal livello 3 al livello 2. E con l’accusa di falso ed errore determinato dall’altrui inganno Lupacchini va a processo a Salerno il 28 gennaio. Il giudizio per lui lo ha chiesto direttamente il procuratore capo di Borrelli e il pm Penna, Lupacchini ha poi optato per il rito immediato.
Siamo nel febbraio del 2019, Lupacchini è procuratore generale a Catanzaro prima di vedersi trasferito poi a Torino a seguito di un provvedimento disciplinare del Csm secondo il quale avrebbe denigrato Gratteri nel corso di una intervista in tv. Secondo quanto riporta “il Fatto Quotidiano” il 6 febbraio del 2019 si consuma una riunione piuttosto strana in prefettura a Catanzaro. Lupacchini teme ritorsioni personali e familiari da parte del boss della Camorra Michele Senese, che ai tempi della sua inquisizione a Roma ha contribuito a fare arrestare. È proprio Lupacchini a depositare un dossier nel quale si fa esplicito riferimento al fatto che Senese si trova recluso nel carcere di Catanzaro. Secondo la tesi del dossier un pericolo per la incolumità del pg che ha fatto arrestare proprio Senese nel 2011. Lupacchini va oltre e nel dossier aggiunge a corredo un presunto pedinamento che avrebbe subito pochi giorni prima (il 30 gennaio) all’altezza di Lagonegro. Da qui la richiesta di ulteriore rafforzamento del livello di scorta ma anche da qui il presunto raggiro ai danni della prefettura perché non molto tempo dopo ulteriori riscontri hanno poi rivelato che quell’auto era «governativa o di forze di polizia». Secondo la procura di Salerno Lupacchini avrebbe omesso di informare la prefettura dei risultati dei riscontri e cioè del fatto che l’eventuale auto che lo avrebbe pedinato era in dotazione alle forze di polizia o comunque auto «governativa». Omettendo di aggiornare del dato la prefettura il pg Lupacchini, secondo la procura di Salerno, ha così ottenuto l’innalzamento del livello di scorta da 3 a 2 salvo poi vedersela retrocedere nuovamente dopo 5 mesi. Secondo indagini a disposizione della procura di Salerno sarebbe poi emerso che Senese non avrebbe avuto relazioni con la ‘ndrangheta, unica consorteria in grado di attentare realmente alle sorti personali dell’ex pg di Catanzaro. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio poi trasformata dai legali di Lupacchini in giudizio immediato. «Abbiamo scelto il rito immediato perché certi dell’innocenza – ha commentato proprio l’avvocato di Lupacchini Ivano Lai -. Ancora non sappiamo chi fosse alla guida dell’auto, sono accuse infondate servite a mandar via dalla Calabria un magistrato scomodo».
E qui di fatto l’avvocato Lai riassume in poche righe più di un aspetto, uno di questi potrebbe essere persino inquietante (il presunto pedinamento da parte di un’auto poi risultata in dotazione a forze governative o di polizia). Così come, sempre Lai, non completa la “versione” del perché è stato trasferito Lupacchini e cioè per aver denigrato, questo ipotizza il Csm, il procuratore capo del suo stesso distretto di Corte d’Appello nel corso di una intervista tv. Lupacchini, questo è certo, ha timore di Michele Senese, il boss della camorra che ha fatto arrestare nel 2011 a Roma nel mentre si divide mezza città con la mala della capitale. E l’innalzamento del livello di scorta sarebbe, come si suol dire, il “fine”. Ma il “mezzo”, e cioè il presunto raggiro ai danni del prefetto di Catanzaro e della prefettura, per un pg di Corte d’Appello rischia per davvero di passare agli archivi per essere più significante del fine stesso.
I.T.