La Calabria resta “arancione” (con vista sul “rosso”…)

Desolante e secco il rapporto dell'Iss a proposito della regione, «dati inattendibili, rischio molto alto di contagio. Si valutino misure più restrittive». Il quoziente Rt resta sopra 1 e ai primi posti in Italia. Longo anuncia, «ho fatto il piano Covid». Ma per il momento lo conosce solo lui...

La Calabria non solo resta in zona “arancione”, con divieto di spostamento tra i comuni, ma tecnicamente se proprio deve “affacciarsi” lo deve fare più sul “rosso” che sul “giallo”.
È questa la desolante sintesi che a proposito del Covid di Calabria fornisce il settimanale rapporto dell’Istituto superiore di sanità. L’Iss è lapidario quando deve riassumere l’analisi conterranea, «dati inattendibili e non classificabili, si resta in zona ad alto rischio». E piazza una forbice di indice Rt dallo 0,5 all’1,5, praticamente dal paradiso all’inferno senza ritorno. Ergo, per farla breve anche tra scienziati, realmente incalcolabile, ingestibile, incontrollabile il Covid di Calabria quindi Rt a 1,06, tra i più alti d’Italia al momento. Dice di più, l’Iss. Lanciando un consiglio, «Calabria, Puglia e Sardegna valutino misure più restrittive». Della serie, contrariamente forse rispetto alle direttive da shopping del premier Conte, il Natale può attendere. E che ci sia una percentuale alta di ingestibilità dei flussi quotidiani ne è prova un numero di positivi che oggi la Regione ha inserito nel bollettino quotidiano. Sono del giorno prima però, o forse di chissà quando a testimonianza di quanto scrivevamo proprio ieri. Il tracciamento è letteralmente saltato per aria da settimane e non è impossibile imbattersi in positivi che di fatto non lo sono più da 20 giorni, altri che lo sono e non compaiono così come in positivi che però non hanno mai fatto un tampone. È il caso, che sarebbe ridicolo non fosse tragico, di un uomo di Zumpano, in provincia di Cosenza. S’è visto piombare i vigili urbani a notificargli una quarantena obbligatoria perché positivo al Covid. Ma lui, e non sa come spiegarlo alle autorità competenti, non ha mai effettuato alcun tampone da nessuna parte.
Contorni mediorientali del Covid di Calabria che restituiscono l’idea più plastica di come sia ad alto rischio ancora la situazione complessiva.
Nel frattempo il commissario Longo dice di aver preparato il piano Covid. In tempi record, verrebbe da dire. «Ho fatto il piano territoriale per l’emergenza Covid – ha detto – e stiamo vedendo come migliorare la rete territoriale delle prestazioni sanitarie. Il piano territoriale per l’emergenza Covid prevede come priorità quella di fare più tamponi possibili allo scopo di isolare i contagiati e bloccare contagio e poi per i casi più gravi con cure appropriate nelle varie aziende ospedaliere che sono assolutamente attrezzate». Longo lo ha detto intervistato a “Che giorno è” su Rai Radio1. «Ho incontrato Gino Strada – ha poi aggiunto -. Lavoreremo insieme cercando di mettere a disposizione, laddove sia possibile, le strutture che al momento adesso non operative ma che lo potrebbero essere in tempi rapidi». Alla domanda su quanto affermato da Strada in una intervista, secondo il quale troppi soldi vanno alla sanità privata e che non dobbiamo stupirci se poi arriva la ‘ndrangheta, Longo ha risposto di condividere «grossomodo, con grano salis» l’affermazione. «Il problema esiste – ha aggiunto – vediamo con le singole Asp di cambiare passo e metodo lavorativo». In merito all’eventuale riapertura di alcuni dei 18 ospedali che sono stati chiusi in Calabria, Longo ha sostenuto: «Stiamo valutando la riapertura proprio per l’emergenza Covid che adesso è prioritaria». Quindi spunta all’improvviso il piano Covid (che nessuno ha mai visto fin qui), si possono riaprire d’un tratto i 18 ospedali chiusi e le Asp possono riabilitare pian piano la qualità e la presenza del servizio pubblico. Non ci saranno i cenoni, quest’anno. Ma nessuno dica che Babbo Natale non è in grado di circolare lo stesso…

I.T.