‘Ndrangheta, restano ai domiciliari i fratelli Stillitani. Annullata ordinanza per Bonavota

Così ha deciso il Tribunale del Riesame di Catanzaro. L’esponente della ‘ndrina di Sant’Onofrio resta comunque in carcere

I fratelli Francescantonio ed Emanuele Stillitani, coinvolti nell’operazione “Imponimento” coordinata dalla Dda di Catanzaro, restano ai domiciliari. A stabilirlo il Tribunale del Riesame di Catanzaro che ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati Vincenzo Gennaro, Vincenzo Ioppoli e Giosuè Bruno Naso. I due devono rispondere, questa l’accusa portata avanti dalla Dda, di concorso esterno in associazione mafiosa. Gli inquirenti contestano infatti all’ex assessore regionale e sindaco di Pizzo Francescantonio, e al fratello Emanuele, di aver “contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, operante sul territorio della provincia di Vibo Valentia e su altre zone del territorio calabrese, nazionale ed estero (Svizzera), ed in particolare della locale di Filadelfia e della cosca Anello Fruci”. Francescantonio Stillitani viene chiamato in causa anche per i suoi trascorsi politici da consigliere e assessore regionale: secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe il “politico di riferimento del sodalizio” che gli avrebbe fornito appoggio elettorale come sindaco di Pizzo e per la scalata al Consiglio regionale della Calabria.
Annullata l’ordinanza per Domenico Bonavota. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, sempre nell’ambito dell’operazione “Imponimento”, si è poi espresso sulla posizione di Domenico Bonavota, esponente dell’omonimo clan di Sant’Onofrio, arrestato lo scorso 6 agosto dopo una lunga latitanza. Il Riesame ha annullato la misura cautelare nei suoi confronti accogliendo la richiesta degli avvocati Vincenzo Gennaro e Nicola Cantafora. Nonostante ciò l’uomo, accusato in questo procedimento di estorsione aggravata dal metodo mafioso, rimane in carcere in quanto condannato in primo grado nel processo che ha fatto seguito all’operazione “Conquista”.