L’ultimo “appello” di Pittelli: non sono un delinquente

Prima dell'appuntamento del 9 novembre (rito immediato) l'avvocato in carcere da dicembre protagonista dell'appello cautelare per la sua scarcerazione

«Consegno al Tribunale la mia insopportabile sofferenza e il mio dolore psicofisico». In collegamento dal carcere di Nuoro, dove è recluso in regime di sicurezza dal 19 dicembre, Giancarlo Pittelli fa “appello” così per l’ennesima volta alla serenità dei giudici, «non sono un delinquente». L’atrio dell’ultimo appuntamento giudiziario con quella che è tra le più corpose e “rumorose” delle carcerazioni preventive (oltreché illustri) è quello dell’aula C del Tribunale di Catanzaro. È qui che si celebra l’appello cautelare di Pittelli (presentato e discusso dai suoi legali Staiano, Contestabile e Galeota) nei confronti dell’ultima istanza di scarcerazione che il gip di Catanzaro Caré ha invece siglato in negativo. Siamo agli inizi di luglio. La Cassazione ha appena annullato nei confronti di Pittelli alcuni importanti (e presunti) reati e declassa il concorso esterno in associazione mafiosa da aggravata a semplice. Palla al centro e di corsa il deposito al gip di nuova istanza di scarcerazione che, come detto, Caré rigetta «non è possibile accedere ad una diversa valutazione cautelare».
Non passano molte ore e la difesa di Pittelli corre in cancelleria per depositare l’appello cautelare che è cronaca di queste ore, l’esito nei prossimi giorni.
Si vedrà come andrà a finire questo ennesimo appuntamento che separa Giancarlo Pittelli dalla libertà, anche domiciliare e vigilata con braccialetto elettronico chiedono i suoi legali. Il resto delle attenzioni, per Pittelli, è tutto concentrato al merito dell’inchiesta che lo coinvolge e delle accuse che sono rimaste in piedi. Si inizia il 9 novembre davanti al tribunale collegiale di Vibo Valentia. Qui Pittelli comparirà insieme ad altri imputati che hanno richiesto e benericiato del rito speciale (immediato). Per il resto degli imputati, 452, l’udienza preliminare prosegue a Roma nell’aula bunker del carcere di Rebibbia è c’è da dire che non sono mancate sin da subito grosse sorprese, alcune delle quali appena appena rintracciabili sullo sfondo. Ci sarebbero, come abbiamo già scritto, due nuovi “pentiti” nell’inchiesta Rinascita-Scott. Secondo alcune indiscrezioni, raccolte dall’Adnkronos, infatti, due degli indagati avrebbero deciso di collaborare con la Dda di Catanzaro dopo avere revocato l’incarico ai loro legali di fiducia. Gli inquirenti, inoltre, sarebbero anche pronti a depositare nuovi elementi probatori davanti al gup Claudio Paris (ricusato da due legali del collegio difensivo, la decisione se accogliere o meno la richiesta spetta ora alla Corte d’Appello di Catanzaro).

I.T.