Stato-mafia: entro il 15 settembre documenti su Graviano

Oggi in programma la deposizione del pentito calabrese Salvatore Pace nel processo d'appello sulla trattativa Stato-mafia

Ulteriore attività integrativa di indagine al processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia, dove oggi era in programma la deposizione del pentito calabrese Salvatore Pace. Sono diversi gli atti e i documenti al vaglio della Procura generale, su alcuni dei quali si valuta l’ostensibilità o meno. Ma nel processo dovrebbero entrare le dichiarazioni rese dal boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, nel corso delle deposizioni al processo sulla “ndrangheta stragista” a Reggio Calabria. “Si tratta di attività istruttorie che riguardano anche – hanno detto i sostituti procuratori generali, Barbiera e Fici – un imputato di reato connesso che ha reso in altra sede processuale, come e’ noto, una serie di dichiarazioni. L’ufficio di procura generale si impegna a depositare entro il 15 settembre ulteriore attività istruttoria che dovremo ancora svolgere per consentire alle parti di interloquire a partire dalla ripresa prevista il 21 settembre”. Il gip di Palermo lo scorso febbraio ha disposto l’archiviazione per il boss stragista di Brancaccio, Giuseppe Graviano, indagato per ‘violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti’. Il gip, accogliendo la richiesta della Procura del dicembre 2018, ha archiviato la posizione per “intervenuta prescrizione limitatamente al reato previsto dall’articolo 338”. Giuseppe Graviano, tra le altre, il 21 febbraio scorso, deponendo a Reggio Calabria, aveva detto, rispondendo all’ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, oggi difensore di parte civile, che tra fine anni ’60 e ’70 alcuni imprenditori siciliani – tra cui suo nonno – avevano investito 20 miliardi di lire nelle imprese di Silvio Berlusconi. “Ogni tanto arrivavano 500 milioni provenienti da Berlusconi – aveva detto – li ha presi mio cugino Salvatore che li ha investiti nella azienda Iti caffè'”. Graviano ha aggiunto di avere incontrato tre volte, nel 1993 a Milano, Silvio Berlusconi”. Mentre ha precisato di “non avere conosciuto Marcello Dell’Utri”. Graviano ha anche detto, rispondendo al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo: “Io sono stato arrestato per un progetto voluto da più persone. Ogni giorno, subito dopo l’arresto – ha proseguito – ricevevo visite in carcere di poliziotti, carabinieri che mi dicevano: vi accuseremo di tutte le stragi, non uscirà più”.