Rinascita Scott, torna libero l’assistente giudiziario di Vibo

La Cassazione annulla senza rinvio l'ordinanza a suo carico. Analoghi provvedimenti per gli imputati Cugliari, Capomolla, Surace e Cannatà

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame nonché l’ordinanza emessa dal gip distrettuale Barbara Saccà nei confronti di Danilo Tripodi, 39 anni, assistente giudiziario in servizio al Tribunale di Vibo e arrestato lo scorso 19 dicembre nell’ambito della maxi inchiesta “Rinascita Scott” con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari e falsità materiale in atti pubblici. I giudici della Suprema corte, accogliendo i rilievi dell’avvocato Francesco Sabatino, ha disposto l’immediata liberazione dell’indagato la cui posizione era già stata ridimensionata dal Riesame escludendo la contestazione più grave, quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Con questo verdetto la Cassazione ha annullato la residua contestazione di corruzione in atti giudiziari e di falso revocando completamente la misura cautelare, circostanza che comporterà la revoca dalla sospensione del servizio.

Le altre decisioni. Sempre nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita Scott”, la Cassazione ha annullato con rinvio la contestazione associativa nei confronti di Giuseppe Cugliari, 27 anni figlio di Domenico Cugliari, alias “Micu i Mela”, considerato il reggente del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Il giovane è difeso dagli avvocati Michelangelo Miceli e Leopoldo Marchese. Annullamento con rinvio per Cristian Domenico Capomolla, 32 anni di Reggio Calabria (difeso dagli avvocati Giuseppe Grande e Antonio Barilaro) accusato di rapina a mano armata aggravata dalle finalità mafiose. Stessa decisione per Cristian Surace, 27 anni di Cessaniti (avvocato Giuseppe Grande) accusato di essere il “prestanome” di Francesco Barbieri, ritenuto il capo della ‘ndrina di Cessaniti. Nei suoi confronti vengono meno le esigenze cautelari (era già ai domiciliari). La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha invece annullato senza rinvio il capo di imputazione, aggravato dalle modalità mafiose, relativo all’abusivo esercizio di credito finanziario contestato a Gaetano Cannatà 46 anni di Vibo, difeso dall’avvocato Diego Brancia.