Inchiesta Stm su Tignanelli e Facciolla, spunta un fascicolo per corruzione in atti giudiziari

Nel corso delle udienze preliminari i pm di Salerno confermano l'esistenza di un altro procedimento ma gli atti sono secretati. A metà luglio davanti al gup la requisitoria d'accusa relativa agli affidamenti all'azienda e ai presunti benefici ricavati dall'ex procuratore di Castrovillari. Che nelle sue dichiarazioni spontanee s'è difeso con veemenza: contro di me un “omicidio professionale”, la procura di Catanzaro ha indagato fuori dal recinto stabilito dal codice

Una udienza delicata quella del 3 giugno in camera di consiglio a Salerno. Siamo nel ventre dei preliminari della requisitoria d’accusa (prevista per metà luglio, salvo nuove disposizioni) dopo di che toccherà al gup decidere se rinviare a processo o meno l’ex procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla assieme a Vito Tignanelli e a Carmine Greco, il primo agente di polizia legato da amicizia ancestrale al pm e il secondo (a processo a Crotone per concorso esterno in associazione mafiosa) fino a non molto tempo fa collaboratore proprio di Facciolla. Il fascicolo è quello che ha occupato pagine e notti insonni dei cultori della materia, sullo sfondo c’è Exodus e cioè il software spia che gettando occhi e orecchie indiscrete in procure di mezza Italia non è dato sapere poi come e perché ha gestito questo oceano di informazioni. Spesso indiscrete se non fuori sacco, cioè in assenza ancora di procedimenti giudiziari. Su questo indagano altre tre procure (Napoli, Benevento e Roma) ma il software in qualche modo gira nell’orbita della Stm, di proprietà proprio di Vito Tignanelli e della moglie. L’accusa, e per questo si recitano udienze davanti al gup, è quella che in cambio di affidamenti per 700mila euro proprio alla Stm da parte della procura di Castrovillari allora guidata da Eugenio Facciolla lo stesso potesse averne tratto dei benefici in termini di impianti di videosorveglianza domiciliare nonché nell’uso di un telefonino. Il teatro della contemporaneità giudicante (e prima inquirente) si trova a Salerno perché è la procura di Catanzaro che invia carte nel mentre indaga proprio su Carmine Greco, poi arrestato e ora a processo a Crotone. Trovato il nome di Facciolla attorno alle movenze di Carmine Greco la procura di Catanzaro (presto o tardi, a seconda delle tesi difensive) invia tutto a Salerno (competente per il distretto) che ora recita gli ultimi atti prima di conoscere se e per chi sarà organizzato il processo. E proprio nel corso della delicata udienza preliminare di cui sopra in camera di consiglio, che si è tenuta il 3 giugno, viene più o meno spontaneamente fuori un’altra notizia ancora, sedimentata prima dagli avvocati (di Tignanelli, in particolar modo) e poi confermata dai pm Guarriello prima e Masini poi. Nel tentativo di far chiarezza tra i reati contestati (da parte dei legali) e di accorparne il più possibile nello stesso procedimento (né bis in idem) l’avvocato di Tignanelli chiede conto dell’avviso di proroga delle indagini che ha incassato il suo assistito e che riguardano un altro procedimento ancora. È a questo punto che il pm Guarriello prima conferma l’esistenza di un altro procedimento ancora a carico degli attori delle udienze preliminari in questione (il numero 1646) salvo qualificarlo nettamente come ipotesi di 319 ter, corruzione in atti giudiziari a differenza del 319 semplice (corruzione connessa alle attività amministrative) oggetto di udienze. Procedimento (quello relativo all’ipotesi di corruzione in atti giudiziari) completamente diverso e nuovo, precisa il pm Guarriello, assolutamente coperto da segreto e in alcun modo assimilabile o associabile a quello in questione. Procedimento, soprattutto, destinatario di proroga investigativa ragion per cui è del tutto prematuro, oltreché sterile, girarci attorno. Per restare invece alle udienze preliminari che riguardano indagini chiuse, la presunta corruzione connessa alle attività amministrative, riecheggia ancora forte l’eco delle parole spontanee pronunciate proprio dall’ex procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, nel corso di una delle ultime e più recenti udienze. Veemente la sua difesa, anche corroborata da momenti di tensione e commozione secondo quanto riferisce il “Quotidiano del Sud” in un pezzo a firma di Marco Cribari. Quasi quattro ore nelle quali Facciolla ha respinto con forza ogni addebito rintracciando una immagine metaforica per descrivere le accuse che lo circondano, «contro di me un omicidio professionale» avrebbe detto. Nel corso della sua difesa Facciolla avrebbe anche trattato la vicenda Catanzaro con il vertice della procura che avrebbe agito secondo lui al di fuori del recinto delle regole, in riferimento al procedimento penale che lo riguarda poi generatosi a Salerno. Decisa la propria descrizione umana e professionale contraria alle speculazioni di carattere economico e una puntatina, sempre di Facciolla, concessa anche all’emisfero Palamara, le sue chat con più di mezzo mondo togato dentro. Della serie, messaggi di me o per me non ne trovate dentro, di altri e per altri sì. A metà luglio, con ogni probabilità, la requisitoria d’accusa e poi il pronunciamento del giudice sul processo da celebrare o meno e a carico di chi. Altro è poi attendere sviluppi ed esiti dell’inchiesta per presunta corruzione in atti giudiziari ma qui il cammino è decisamente più lungo e ogni parte (accusa e difesa) avrà tempo e modo per dimostrare la fondatezza delle proprie posizioni.

I.T.