Dal 41 bis voci di «pesanti offese contro Gratteri e Di Matteo»

Il direttore del Gom in commissione Antimafia: parole gravi, è giusto che intervenga l’autorità giudiziaria

Un vero e proprio allarme che viene dal “di dentro”, che più dentro non si può. Nel corso dell’ultima seduta della commissione Antimafia, secondo quanto riferisce la rivista specializzata “antimafiaduemila”, il direttore del gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria (Gom) Mauro D’Amico ha in un certo senso avvertito la stessa commissione e il resto del circondario. La polizia penitenziaria “sente” molto spesso parole di odio contenenti offese pesanti nei confronti dei magistrati Gratteri e Di Matteo.

Il generale Mauro D’Amico ha detto chiaramente a Palazzo San Macuto che “è regolare che un detenuto al 41bis offenda Di Matteo o Gratteri”. In particolare quest’ultimo quando, ha rivelato D’Amico, “si diceva che sarebbe potuto diventare ministro della Giustizia. Anche su di lui ci sono state affermazioni certo non gentili”.
Non sono comuni detenuti o ladri di polli a vomitare odio, ha lasciato intendere il generale, ma uomini di grande spessore criminale. “Parliamo di persone al 41bis, non di un collegio svizzero”, ha sottolineato D’Amico. Quindi capi mafia e importanti narcotrafficanti, gente che raramente apre bocca non lasciandosi andare a frasi sconnesse e nettamente percettibili. Un malcontento forte, che i detenuti farebbero quasi di tutto perché venga “ascoltato” non nettezza.
Insomma a quanto risulta sia Di Matteo che Gratteri, due dei magistrati più esposti d’Italia per via delle loro inchieste, sono motivo di pensiero costante nelle menti dei boss che rivolgono loro, da dietro le sbarre, pesanti insulti e minacce, riferisce antimafiaduemila. Minacce tecnicamente preoccupanti, come ha fatto presente il generale. “Ci sono spesso affermazioni forti, andrebbero vagliate dalla magistratura competente”. Sul punto appena dieci giorni fa avevamo riportato la notizia, tratta dall’ultimo libro di Lirio Abbate, “U Siccu”, delle minacce che il boss stragista Filippo Graviano, fratello di Giuseppe, aveva rivolto a Nino Di Matteo e al giornalista Massimo Giletti, autore dell’inchiesta per “Non è l’arena” sulle scarcerazioni. Informazioni, quelle rese note da Abbate, tratte proprio da informative del Gom.

Il punto però, ha spiegato Mauro D’Amico, è che “quando il Gom invia queste informazioni qualcuno le prenda in considerazione”. Secondo antimafiaduemila come a voler invitare alla non sottovalutazione delle parole ingiuriose dei boss, né dell’allarme del Gom e quindi sollecitare gli organi competenti a prendere immediati provvedimenti in merito.