Confermate dal Consiglio di Stato altre due interdittive antimafia

Un'attività commerciale di Amantea e una ditta edile di Catanzaro, la prima chiusa dal Comune e la seconda estromessa da due appalti dell'Anas

Altre due interdittive antimafia confermate dal Consiglio di Stato a Catanzaro e Cosenza. Si tratta di due ditte che per i rispettivi prefetti erano a rischio di infiltrazioni mafiose e per le quali erano stati emessi i provvedimenti. Entrambi i provvedimenti erano stato impugnati al Tar ma nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha confermato in toto le due interdittive antimafia. La ditta cosentina era stata raggiunta a marzo dello scorso anno dal provvedimento del Prefetto di Cosenza a seguito del quale il Comune di Amantea aveva revocato la licenza e disposto quindi l’immediata chiusura dell’attività commerciale di vendita di bevande e alimenti. Sia il Tar sia il Consiglio di Stato hanno respinto il ricorso della ditta cosentina. Si legge infatti nella sentenza dei giudici di Palazzo Spada: “Il motivo è destituito di fondamento, in diritto, perché le considerazioni dell’appellante valgono per la comunicazione antimafia, che presuppone l’emissione di un provvedimento di prevenzione definitivo o di una sentenza di condanna per alcuni delitti-spia, e non già, come è nel caso di specie, per l’informazione antimafia, secondo quanto ha ben rilevato il primo giudice, allorché ha ritenuto che, giusta il combinato disposto degli artt. 67, 84, comma 2, 85, comma 3, e 91 del d. lgs. n. 159 del 2011, l’informazione antimafia deve riguardare anche il familiare convivente, condannato, nel caso di specie, per gravissimi reati che ne disvelano l’intraneità, mai interrotta né smentita, a pericolose organizzazioni criminali, con il conseguente, indubitabile, rischio infiltrativo nella società appellante”. Per la ditta operante nel settore dell’edilizia di Catanzaro invece il Tar aveva inizialmente annullato l’interdittiva antimafia della Prefettura catanzarese a seguito della quale l’Anas aveva escluso tale ditta da un appalto per alcuni lavori al manto stradale per conto della Provincia e rescisso un contratto col Comune. Scrivono i giudici del Consiglio di Stato: “In conclusione, per tutte le ragioni esposte, l’appello deve essere accolto e, in integrale riforma della sentenza impugnata, vanno respinti in toto il ricorso e i motivi aggiunti proposti in primo grado”. Come pubblicato dalla nostra testata nei giorni scorsi la Calabria detiene il record di interdittive antimafia emesse negli ultimi anni con 4 delle 5 province nei primi 8 posti della classifica divulgata dall’Anac. Una piaga che conferma la pericolosità della ‘ndrangheta anche dal punto di vista della capacità e voglia di infiltrazione nel tessuto economico e sociale della regione.