Timbrava cartellino e andava via, arrestato sindaco di Scalea

Tra gli indagati anche Angela Riccetti direttore sanitario del Tirreno ed esponente del Pd

Truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa attestazione della presenza in servizio. Sono i reati contestati a vario titolo dalla Guardia di finanza al sindaco di Scalea, Gennaro Licursi agli arresti domiciliari, e a tre dipendenti dell’A.S.P. di Cosenza, sospesi dal servizio. Le indagini delle fiamme gialle impegnate nell’operazione “Ghost Work”, durate alcuni mesi, hanno consentito di ricostruire “un radicato e consolidato meccanismo di illiceità che ha consentito al sindaco – nella sua qualità di dipendente dell’A.S.P. di Cosenza – con la complicità di tre suoi colleghi, di assentarsi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro”. Il primo cittadino, una volta timbrato il ‘cartellino’, lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di “quotidiane attività di natura personale”: spesso l”attestava falsamente di essersi recato in ‘m’ per conto dell’ufficio, occupandosi, anche in questo caso, di questioni non attinenti al servizio”.
Le indagini hanno permesso anche di accertare la complicità di alcuni colleghi, i quali -dipendenti delle sedi dell’A.S.P. di Cosenza, Amantea e Scalea – attestavano che la missione si era svolta regolarmente, nonostante il sindaco non si fosse mai nemmeno recato presso le stesse.     Le condotte illecite, accertate mediante l’installazione di telecamere all’interno degli uffici del Distretto sanitario del Tirreno di Scalea, analisi dei tabulati telefonici e monitoraggio con sistema Gps, sono state ricostruite in maniera capillare, anche grazie ad un’accurata attività di pedinamento e sono state incrociate con i dati delle presenze giornaliere risultanti dalla macchina marcatempo. Il quadro che ne è emerso – oltre 650 ore di “assenteismo” nel periodo oggetto di indagini – ha fatto emergere “la marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito e resa necessaria l’emanazione del provvedimento cautelare” emesso da Maria Grazia Elia, gip di Paola, su richiesta del procuratore capo Pierpaolo Bruni e del sostituto procuratore Maurizio De Franchis.
Contestualmente all’arresto ai domiciliari del sindaco e alla misure interdittiva della sospensione per i tre dipendenti, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente. Gli investigatori parlano di “quadro indiziario particolarmente grave in ordine a condotte di truffa aggravata ai danni dello Stato e di falsa attestazione della presenza in servizio”.
Risultano indagati Paolo Flice, Valentino Cupelli e Angela Riccetti, che ricordiamo essere esponente Pd, direttore di distretto del Tirreno che su imput della regnanza di governo regionale ha preso il posto di Giuliana Bernaudo.
“Attraverso sistemi di intercettazioni abbastanze classiche, come pedinamenti, fotografie, riprese video e osservazioni, abbiamo ricostruito come Licursi, anzichè restare in ufficio o recarsi in missione, si occupava invece di questioni personali”. A parlare è il procuratore capo di Paola (Cosenza), Pierpaolo Bruni, che ha coordinato l’inchiesta che ha portato, stamattina, all’arresto di Gennaro Licursi, sindaco di Scalea e anche dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Licursi, che lavora nella sede di Scalea dell’Asp come responsabile della gestione delle guardie mediche, ha accumulato, secondo l’accusa, solo nel periodo di indagine, 650 ore di assenze ingiustificate dal lavoro. Alla conferenza stampa c’era anche il Col. Danilo Nastasi, neo comandante della Guardia di Finanza di Cosenza. “L’indagine è nata qualche mese fa e i controlli riguardano un arco temporale di un anno – ha detto Nastasi – quando sono state notate le false attestazioni di presenza in servizio e anche false attestazioni di missioni all’esterno”. Nei confronti del sindaco di Scalea è stato anche eseguito un sequestro preventivo per equivalente di 12.000 euro.