Fisco, interdizione per commercialisti e sequestro beni nel Cosentino

Cinque misure interdittive eseguite a carico di altrettanti commercialisti, sottoposti al divieto temporaneo di esercizio della professione, e sequestri preventivi per 3 milioni 450.000 euro. E’ il bilancio di un’operazione dei militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, nell’ambito di indagini dirette dal Procuratore della Repubblica di Paola (Cs), Pierpaolo Bruni, e dal sostituto Maria Francesca Cerchiara. L’ordinanza è stata emessa dal Gip Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia. I reati contestati a vario titolo vanno dal concorso nel reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici a quello di indebita compensazione.    L’indagine scaturita dagli sviluppi dell’operazione “Matassa”, che aveva portato all’arresto di 14 persone, ha interessato le condotte di cinque commercialisti che, mediante l’apposizione del visto di conformità su dichiarazioni Iva fraudolente, avrebbero consentito agli appartenenti all’associazione per delinquere la compensazione di crediti fittizi per il pagamento di contributi, imposte, ritenute e cartelle esattoriali.
Le indagini, espletate anche mediante attività tecniche, avrebbero permesso di appurare, scrivono gli inquirenti, il “necessario e partecipe concorso dei professionisti al disegno criminoso”. Il visto di conformità sulle dichiarazioni Iva da parte dei commercialisti è risultata infatti essere indispensabile e necessaria per consentire all’associazione criminale di eludere i divieti e i vincoli posti dal legislatore a contrasto delle compensazioni di crediti inesistenti.    Grazie al visto di conformità, gli indagati avrebbero potuto fraudolentemente compensare, con crediti Iva inesistenti, contributi pensionistici che venivano valutati come assolti dall’Erario e dall’Inps e ritenuti, pertanto, utili sia alla formazione contributiva pensionistica futura che al conseguimento dell’indennità di disoccupazione. Le indagini hanno consentito di disarticolare questo sistema fraudolento che vedeva la partecipazione continuativa di professionisti abilitati, impedendo a questi ultimi la reiterazione dei reati ascritti. E’ stato anche emesso un avviso di conclusione indagini preliminari per il reato di calunnia nei confronti di 3 indagati che, attraverso la presentazione di infondate querele e di atti di citazione, puntavano a intimidire i militari operanti e a ostacolare le indagini.