Regione, Corte Conti: oltre 1 mld debito verso fornitori sanità

“Dispersione delle risorse” e “servizi inadeguati”. Sono queste le criticità nella gestione della sanità calabrese che la Corte dei Conti ha evidenziato nel giudizio di parificazione del Rendiconto 2018 della Regione Calabria.   Nella relazione della sezione di controllo della magistratura contabile, in particolare, si sottolinea che “la spesa sanitaria presenta nel 2018 impegni per 3,771 miliardi e ha assorbito oltre il 78% delle risorse di parte corrente, come risulta dai verbali pubblicati dal Tavolo tecnico e dal Comitato Lea il ripiano del disavanzo pregresso sta subendo evidenti defaillances: infatti a fine 2018 la Regione Calabria presenta un disavanzo di 213 milioni. Dopo il conferimento delle coperture (107,3 milioni, derivanti dal gettito delle aliquote fiscali massimizzate) il risultato di gestione del Conto consuntivo 2018 evidenzia un disavanzo di 105,981 milioni: si sono quindi realizzate le condizioni per l’applicazione degli automatismi fiscali previsti dalla legislazione vigente, vale a dire – rileva la Corte dei Conti – l’ulteriore incremento delle aliquote fiscali Irap e addizionale regionale Irpef  per l’anno di imposta in corso, rispettivamente nelle misure di 0,15 e 0,30 punti, oltre che le altre sanzioni previste dalla legislazione vigente”. Secondo la magistratura contabile “i servizi offerti continuano a restare su livelli inadeguati, (nella griglia Lea la Calabria è al penultimo posto in Italia), e ciò nonostante si assiste dal punto di vista contabile a vistosi ritardi nei pagamenti e nella gestione delle risorse.
In base alle informazioni disponibili, che sono incomplete (mancano per esempio significativi dati sull’Asp di Reggio Calabria), i debiti verso i fornitori degli enti del Servizio sanitario regionale attualmente superano 1,1 miliardi di euro. Sono quasi sempre debiti che causano cospicui interessi di mora, anche perché – rimarca la Corte dei Conti – i tempi di pagamento medi delle aziende nel 2018 sono stati di 212 giorni (si va da un minimo di 20 giorni per l’azienda ospedaliera di Cosenza a un massimo di 825 giorni per la Mater Domini di Catanzaro) e gli interessi di mora ‘scattano’ dopo 60 giorni dalla scadenza del debito”.    Dall’analisi della sezione di controllo della magistratura contabile, inoltre, emerge che “nel 2018, sempre in base ai dati parziali forniti dai collegi sindacali degli enti del Ssr, gli oneri accessori (interessi legali+spese legali) ammontano a circa 23 milioni, i pagamenti effettuati con anticipazione di cassa a circa 60 milioni con conseguente maturazione di circa 6 milioni di interessi passivi al tesoriere, gli oneri potenzialmente derivanti da contenzioso a oltre 400 milioni. A questi oneri di tipo ‘straordinario’, si aggiungono le spese correnti. i costi per acquisto di beni e servizi non solo non sono in calo ma continuano a crescere e, a fine 2018, sono pari a complessivi 2,9 miliardi, in aumento di 41,3 milioni su base annua. Tutto quanto detto – conclude la Corte dei Conti – mostra una vera e propria dispersione di risorse finanziate che potrebbero essere indirizzate in modo più efficiente per il miglioramento dei servizi sanitari resi ai cittadini”.