La truffa dei corsi. L’inchiesta “minaccia” di allargarsi…

Nel mirino della procura di Castrovillari il ruolo dell'Asp e soprattutto dell'ospedale di Trebisacce, misteriosamente sede (attrezzata) per le lezioni. E poi la politica, uno degli arrestati ha lavorato in consiglio regionale fino a luglio del 2018 percependo 14.200 euro

Dal primo febbraio al 31 luglio del 2018 compensi per 6.754 euro. E dal primo febbraio al 31 dicembre del 2016 altri 7.414 euro. E non v’è traccia del 2017 (per nessuno) ma questo non vuol dire che sia transitato come anno “sabatico” per le casse (sempre generose) di Palazzo Campanella. Poco più di 14mila euro dal consiglio regionale sotto la voce “Co.co.co. Gruppi consiliari, L.R. 13/2002 art. 4 bis” a beneficio di uno degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta sui corsi di formazione (presumibilmente truffaldini) per operatori sociosanitari. L’illusione a pagamento del titolo che permette poi di trovare un posto di lavoro, disillusione poi costata cara a un giovane che (forse anche per questo) ha deciso strada facendo di togliersi la vita. La procura di Castrovillari non indaga al momento anche per istigazione al suicidio ma non è detto che non possa formalmente accadere. Il nesso non è automatico per definizione e per nessuno dei casi “storici” ma pian piano la giurisprudenza applicata al caso sta aggiornando il codice penale, e soprattutto la prassi. Per ora solo una notizia nella notizia, la più “nera”. Che ha “bucato” i media nazionali. Quella che affonda il coltello nella piaga che gronda sangue, quella della disoccupazione. Cosa non si fa per non immaginare un lavoro dalle nostre parti, anche pagare (profumatamente) un corso poi rivelatosi presumibilmente truffaldino. Criminale forse sì, il corso, ma evidentemente ben addestrato nel suo insieme e gestito su misura. Tutta da decifrare la genesi politica del “co.co.co.” in consiglio regionale che nelle ore in cui percepiva la retta di Palazzo lavorava anche al corso nel mirino della procura. Quanto poi sia possibile entrare nelle grazie del consiglio regionale senza dover essere molto amico di “qualcuno” è quesito quasi “paraplegico” che si lascia a chi di competenza. Quel che è certo è che la procura di Castrovillari pare non abbia nessuna intenzione di considerare quella di ieri come l’ultima conferenza stampa sul caso. Che è assai complicato di suo e persino paradossale. A cominciare dal ruolo dei due dipendenti Asp coinvolti nell’inchiesta, facile immaginare non residuale. Per finire alla location dei corsi stessi, l’ospedale “Chidichimo” di Trebisacce. Aule attrezzate con tanto di tavolini predisposti alla scrittura. Un ospedale civile “pubblico” che ospita ritualmente un corso di formazione privato. Tanto più che ispirato (questo sostiene la procura) alla truffa e non accreditato. Della serie, se non lo vivi non lo puoi raccontare. Come e in che termini è possibile usufruire di sale di un ospedale per organizzare un affare privato, peraltro crimimogeno, è materia evidentemente della procura di Castrovillari. Chi s’è girato dall’altra parte? Chi ha garantito che nessuno avrebbe visto né segnalato? Il tutto è avvenuto per “grazia di Dio” o attraverso altre forme di “ringraziamento”? Non sono pochi, a ben vedere, i clamorosi punti interrogativi. Come l’ultimo della serie. I corsisti compravano (a loro insaputa) un titolo falso o una vera e propria promessa di lavoro in qualche struttura sanitaria? Chi gli ha venduto il titolo falso sapeva come trattare poi la contropartita in qualche corsia con cerotti e siringhe? La sensazione forte, molto forte, è che quella di ieri non sarà l’ultima conferenza stampa della procura di Castrovillari sull’argomento…

I.T.