Il farmaco per i tumori per affari milionari

Un potente oppiaceo prescritto da un medico e venduto da farmacie conniventi. Spagnuolo: Asp e Regione non hanno vigilato

Giro sporco di affari milionari frodando il servizio sanitario. Prescrivendo e poi vendendo un farmaco per i malati di tumore così da accontentare con oppiacei i tossicodipendenti. Un medico interdetto, tre farmacisti interdetti, sei misure ai domiciliari con braccialetto e tre ai domiciliari. Quattro avvisi di garanzia a farmacisti. Duro il procuratore Spagnuolo in conferenza stampa. Danno erariale enorme, Asp e Regione non hanno vigilato.

Prescrizioni abusive in concorso, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti in concorso, truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in concorso. Sono le accuse contestate a 13 persone dai carabinieri di Cosenza e del gruppo Tutela della Salute di Napoli: 9 agli arresti domiciliari e 4 sospesi per un anno dall’esercizio della professione sanitaria. Le indagini hanno permesso di far emergere un circuito illegale di smercio di farmaci oppioidi a base di ossicodone, alimentato da innumerevoli prescrizioni abusive di un medico di base e dalla complicità di alcuni farmacisti. In corso sequestri e perquisizioni in diverse farmacie cosentine.

L’operazione ha permesso di verificare che alcuni tossicodipendenti, con la compiacenza di un medico di base con studio s Cosenza, riuscivano a rifornirsi, presso alcune farmacie, di un medicinale contenente “ossicodone”, successivamente spacciato sul mercato illegale comesostituto dell’eroina.

L’indagine, condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia di Cosenza di concerto con il locale N.A.S., e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, con il sostituto Margherita Saccà, è partita da una segnalazione inviata dalla locale Asp all’Arma in ordine ad un esponenziale incremento delle prescrizioni di un farmaco oppioide a base di ossicodone, utilizzato per le cure palliative e del dolore severo in patologie neoplastiche o degenerative in quanto caratterizzato da una molecola del tutto simile a quella dell’eroina, per cui in grado di innescare forme di dipendenza analoghe a quelle delle droghe pesanti. Il medico, titolare dei ricettari utilizzati per le prescrizioni di medicinali, per giustificare la sua condotta dinanzi ai responsabili dei competenti uffici di medicina di base, aveva riferito di essere stato vittima del furto di 10 ricettari, precisando che avrebbe poi formalizzato la denuncia in ordine a quanto accaduto. Tuttavia, da accurate verifiche,è emerso che non era stata presentata alcuna denuncia da parte del professionista. Si sarebbe perciò trattato di un maldestro tentativo di occultare la sua condotta illecita, nel frattempo perpetrata, senza soluzione di continuità, per anni.    Gli accertamenti hanno abbracciato un arco temporale particolarmente ampio, focalizzando l’attenzione sulle prescrizioni emesse a partire dal 2015.

Il farmaco dagli effetti stupefacenti è divenuto il motore dell’indagine che ha fatto emergere l’esistenza, sul territorio cosentino, di un mercato di smercio di sostanza stupefacente apparentemente legale, ma parallelo a quello clandestino di spaccio dell’eroina. Una condotta, quella del medico, caratterizzata da una chiara consapevolezza dell’illiceità del proprio agire, come emerso nettamente da alcune conversazioni con i pazienti indagati, riportati nell’ordinanza del GIP. Cosciente delle conseguenze nefaste dall’assunzione incontrollata del farmaco, anzi, il medico sarebbe stato incurante dello stato di salute riferito da alcuni assuntori. In alcune intercettazioni, il professionista, preoccupato per l’abbassamento delle difese immunitarie di uno dei pazienti, gli, spiega come a causare il disturbo potesse essere stato  proprio l’eccessivo consumo del farmaco, cedendo, comunque, alle continue richieste di prescrizione dell’uomo.

Le indagini hanno evidenziato una truffa in concorso ad opera del medico di base, di tre farmacisti e degli intestatari delle ricette, consistente nel far ricadere i costi dei medicinali a carico del Servizio Sanitario Nazionale per un ammontare di 175.947,96 euro. In particolare, dall’attività di monitoraggio svolta dai Carabinieri è stato possibile rilevare come i farmacisti, nonostante le stringenti prescrizioni di legge in materia, avessero dispensato i farmaci in quantità spropositate ed incompatibili con l’uso di un singolo paziente, poi presentando le ricette per il successivo rimborso.

Gli stessi farmacisti, in alcuni casi, venendo meno ai loro obblighi, hanno favorito la condotta illecita dei richiedenti, talvolta anche mediante la consegna dei farmaci a domicilio. Addirittura, come viene anche sottolineato nell’ordinanza del GIP, alcuni farmacisti, animati da interessi di natura economica, in più occasioni, invogliavano l’indagato ad ottenere ulteriori prescrizioni abusive, segnalando la disponibilità in farmacia del medicamento contenente l’ossicodone.

Le indagini hanno evidenziato il caso di una farmacista che ha offerto ulteriori confezioni di farmaco ad uno degli indagati, rispetto a quello richiesto ed in relazione alle quali aveva riferito di essere in possesso delle necessarie prescrizioni, così, di fatto, invogliandolo a procurarsi, tramite del suo canale di fiducia, ulteriori prescrizioni. Analoghe condotte alquanto anomale sarebbero state riscontrate anche a carico di altri farmacisti destinatari di interdittiva, i quali, in assenza di controllo ed in violazione della normativa che disciplina l’erogazione di farmaci così delicati, hanno consegnato a domicilio il farmaco ad uno degli indagati, anche se quest’ultimo non era l’intestatario della ricetta. Farmacisti che, annotano gli inquirenti, si comportavano alla stregua di un qualsiasi commerciante su cui non gravavo gli obblighi professionali di controllo.

I Carabinieri hanno anche avviato le procedure volte al sequestro preventivo della somma di 175.947,96 euro nei confronti dei tre farmacisti destinatari delle misura interdittiva. Sarebbe il corrispettivo del rimborso corrisposto dal S.S.N. alla farmacia per la dispensazione delle ricette intestate ad un singolo indagato a partire dal 2015.

 

“Ricettopoli” a Cosenza: farmaci prescritti in parte rivenduti

Dal monitoraggio degli indagati è emerso che il farmaco, utilizzato come sostituto dell’eroina, ottenuto a seguito della presentazione delle prescrizioni nelle farmacie del capoluogo bruzio, veniva in parte impiegato per uso personale ed in parte ceduto a terze persone dietro pagamento di un corrispettivo come documentato nel corso di servizi culminati nel sequestro complessivo di 419 compresse.

Rilevante il quantitativo rinvenuto nel corso di una perquisizione domiciliare avvenuta il 6 marzo scorso nell’abitazione di uno degli indagati, in cui i Carabinieri hanno trovato 279 compresse a base di ossicodone di 80 mg e diverse ricette aventi ad oggetto le prescrizioni di tale farmaco, numero sicuramente sproporzionato per la cura di un singola persona. Un altro aspetto che viene imputato agli arrestati è quello relativo all’ulteriore falsificazione materiale delle ricette ricevute dal medico. Estato accertato che gli indagati erano soliti farsi prescrivere il farmaco avente un dosaggio da 20 mg e, alcune volte, da 40 mg. Una volta ottenuta la ricetta, al fine di ottenere un farmaco con un principio attivo più elevato, modificavano manualmente il numero “20” in “80”.

Da quanto documentato non risulta che il medico fosse pienamente consapevole della successiva condotta di falsificazione materiale tenuta dagli indagati, anche se dal contenuto delle conversazioni captate è emerso come l’uomo avesse avuto il sospetto di questa possibilità e come avesse perseverato nella sua condotta.

 Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari i Carabinieri hanno proceduto alla perquisizione domiciliare nei confronti dei 4 titolari delle altre farmacie coinvolte, con contestuale notifica di informazioni di garanzia in ordine al reato di truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale per un ammontare complessivo di 130.699,46 euro, in relazione all’ abusiva erogazione di ulteriori 2.258 confezioni del farmaco. Le indagini, d’intesa con la Procura della Repubblica di Cosenza, continuano per accertare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti nonché per individuare, attraverso ulteriori approfondimenti, eventuali condotte illecite da parte di altre farmacie della provincia.